Il documento è protetto da copyright. Fatene un uso
strettamente personale. E' vietato qualsiasi ulteriore atto di utilizzazione
(reimmissione in rete, diffusione, riproduzione in copia) senza la dovuta
autorizzazione o citazione della fonte di provienienza. Pippo Panascì www.ibeans.it
L’uomo e
l’ambiente
L'uomo è parte integrante dell'ecosistema. Come tutti
gli altri esseri viventi, noi dipendiamo in ultima istanza dall'energia
contenuta nella luce solare e dalle reazioni fotosintetiche al primo
livello della catena alimentare. A differenza di ogni altra specie, però, l'uomo
ha imparato a plasmare e a modificare il proprio ambiente in modi notevoli.
Sviluppando l'agricoltura, edificando città e, più recentemente,
costruendo stabilimenti industriali, l'uomo ha, nel bene o nel male,
profondamente modificato la biosfera. Molti dei problemi importanti
attualmente all'ordine del giorno sul piano politico nazionale e internazionale
hanno attinenza con questo fatto. Nessuno di questi problemi è puramente
scientifico; molti fattori economici e sociali vi sono strettamente
interconnessi. Ognuno di tali problemi ha nondimeno una forte componente
scientifica, ed è impossibile discuterne in modo intelligente senza comprenderla
in qualche misura. Esponiamo qui di seguito tre dei molti problemi
ambientali su cui noi tutti dovremo prendere decisioni intelligenti come
cittadini: il buco dell'ozono, le piogge acide e l'effetto
serra.
Il buco
nell’ozono
La molecola di ozono è composta da tre atomi di ossigeno
(mentre la molecola normale di ossigeno è formata da due soli atomi).
Nell'atmosfera solo una molecola su un milione è costituita da ozono, ma queste
molecole svolgono nel nostro ambiente un ruolo cruciale sotto due aspetti.
L'ozono in prossimità della superficie della Terra (1'« ozono cattivo») è una
sostanza inquinante dannosa, irritante per gli occhi e per i polmoni. A
un'altitudine di 15.000 m, invece, esso assorbe la dannosa radiazione
ultravioletta del Sole (<< ozono buono ») e fornisce in tal modo uno
schermo efficace a protezione degli esseri umani e degli altri organismi
terrestri che vivono al suolo. Senza lo strato dell'ozono, essi sarebbero
bombardati costantemente da una radiazione ad alta energia e sarebbero
conseguentemente sottoposti al rischio di gravi malattie come il cancro
della pelle e danni alla vista.
Oggi lo strato di ozono è minacciato dall'uso
generalizzato di una classe di sostanze chimiche note come
clorofluorocarburi (in breve CFC). I CFC sono usati di solito come fluidi
refrigeranti in frigoriferi e condizionatori d'aria, come detergenti nella
lavorazione di microchip e nella produzione di nebulizzatori. Quando li si
cominciò a usare estesamente negli anni sessanta, la stabilità delle loro
molecole era considerata un pregio, giacché queste non si sarebbero
decomposte e non avrebbero quindi contribuito a far aumentare
l'inquinamento. Ma la loro stessa stabilità ha condotto a problemi,
poiché i CFC durano abbastanza a lungo da salire nell'atmosfera superiore,
dove i loro atomi di cloro svolgono la funzione di catalizzatori in un insieme
complesso di reazioni che convertono due molecole di ozono in tre molecole di
ossigeno comune, esaurendo lo strato di ozono con una rapidità maggiore di
quella dei suoi meccanismi naturali di reintegrazione: un altro esempio della
legge delle conseguenze indesiderate.
Nel 1984 gli scienziati che lavoravano nell'Antartide
fecero una scoperta sensazionale che richiamò l'attenzione del mondo sullo
strato dell'ozono. Nei mesi di settembre e ottobre (la primavera antartica)
le concentrazioni di ozono sul polo diminuirono nel 50 per cento. Questo «buco
dell'ozono », oggi ben noto a tutti, è riapparso da allora, con vari gradi
di intensità, ogni anno. Pare che il grave impoverimento dello strato di
ozono associato al buco sia la conseguenza di speciali condizioni che si trovano
nell'Antartide - l'isolamento dell'aria durante l'inverno antartico e la
presenza di nubi ghiacciate che si formano durante la lunga notte polare. Gli
scienziati non sono oggi in grado di predire se le tendenze riscontrate
nell'Antartide si ripeteranno in latitudini più popolate. Alcuni ricercatori
hanno riferito casi di assottigliamento dello strato di ozono su quasi
tutto il nostro pianeta.
Il pubblico si è giustamente preoccupato della
progressiva distruzione dello strato di ozono, e un senso di urgenza ha
suscitato misure per ridurre l'uso dei CFC.
Le industrie chimiche sono state pronte a reagire
all'evidente pericolo: la Du Pont, per esempio, ha annunciato piani per
eliminare gradualmente la produzione di queste sostanze chimiche. Fra le nazioni
industriali è stato raggiunto un accordo per ridurre del 50 per cento la
produzione dei CFC entro l'anno 2000; la produzione su scala mondiale è già
stata sensibilmente ridotta e sono in corso massicce ricerche per trovare
sostanze chimiche sostitutive più sicure.
Alcuni commentatori pensano che la reazione al problema
dell'ozono sia stata troppo precipitosa. Ci sono prove, per esempio, che gli
attuali livelli della radiazione ultravioletta alla superficie della Terra non
sono aumentati al diminuire dei livelli dell'ozono (forse a causa della crescita
dell'« ozono cattivo» più in basso) e certamente non sono molte le persone
che prendono il sole nella primavera antartica. Le restrizioni all'uso dei
CFC (e forse addirittura il bando totale) sono nondimeno risposte prudenti alla
nostra situazione presente.
Nel contesto dei problemi ambientali, la diminuzione dei
livelli di ozono è un problema relativamente facile da affrontare. La
soluzione è ovvia, il costo relativamente basso, e per invertire la tendenza
presente non si richiedono grandi mutamenti nel comportamento o nello stile
di vita.
Le piogge
acide
La combustione di petrolio,
metano e altri combustibili fossili produce una varietà di prodotti di rifiuto.
Alcuni di questi, come l'anidride carbonica e l'acqua, sono inevitabili, un
risultato di reazioni chimiche che liberano energia quando l'ossigeno
dell'aria si
combina con atomi delle grandi
molecole di idrocarburi.
Altri prodotti di rifiuto sono
dovuti al fatto che combustibili comuni, come il carbone e il petrolio,
comprendono sempre nella loro composizione anche altri elementi oltre al
carbonio e all'idrogeno. È in effetti la frequente presenza di atomi di
azoto e di zolfo a creare il problema delle piogge
acide.
Quando si brucia della benzina o del carbone, gli atomi
di azoto e di zolfo si combinano con ossigeno, e le molecole formate in questo
modo entrano nell'atmosfera. Qui si verificano altre reazioni chimiche che
producono molecole di acido nitrico e acido solforico (quest'ultimo è l'acido
che si trova nella batteria della nostra automobile). Queste molecole
vengono incorporate nelle gocce di pioggia, creando un acido molto diluito.
Quando quest'acqua cade sulla superficie della Terra, parliamo di piogge
acide.
Quando su un ambiente naturale cade una pioggia
intensamente acida, essa può produrre molti problemi. I laghi diventano più
acidi, causando la diminuzione o la scomparsa di popolazioni di pesci. In alcuni
casi le piogge acide causano danni anche agli alberi, che possono crescere
stentatamente o addirittura morire. In Europa è stato coniato un nuove termine
per descrivere questo fenomeno, Waldsterben (<< morte della
foresta»). Nelle città, le piogge acide erodono vecchi edifici e statue,
danneggiando in modo irrimediabile i monumenti dell'Antichità.
Quest'effetto è particolarmente pronunciato nel caso di edifici fatti di
calcare (come l'Abbazia di Westminster a Londra).
Le piogge acide sono un problema regionale più che
globale. Le piogge acide nel New England e nel Canada meridionale
hanno origine nei gas dispersi nell'atmosfera dalle industrie della Valle
dell'Ohio, mentre le piogge acide riscontrate in Svezia hanno la loro
origine nella regione industriale della Germania centrale. Negli anni
cinquanta e sessanta, gli stabilimenti industriali degli Stati Uniti del
Midwest furono dotati di alte ciminiere per ridurre l’inquinamento locale
dell'aria. Questa soluzione ebbe successo ma con un esempio perfetto della legge
delle conseguenze indesiderate eliminò le sostanze inquinanti a livello locale
solo iniettandole nelle correnti aeree dirette verso il New England dove si
presentano ora nella forma di piogge acide.
Noi sappiamo come si possono
ridurre o eliminare le piogge acide. A questo scopo è sufficiente o eliminare
all'origine i composti dello zolfo e dell'azoto o sostituire carbone e petrolio
con combustibili più puliti. La prima strategia usa depuratori per ciminiere e
convertitori catalitici per autovetture. La seconda usa reattori nucleari nelle
centrali elettriche e metano o combustibili ad alcool nella propulsione
delle autovetture.
Noi situeremmo le piogge acide
a un livello intermedio sulla scala dei problemi ambientali nei paesi
industrializzati. La soluzione di questo problema, per quanto costosa, è
abbastanza facile da specificare e del tutto alla portata delle nazioni
industrializzate.
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Rif. “La
scienza per tutti “ Autori: Robert
M.Hazen – James Trefil