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http://www.ibeans.it di Pippo Panascì
il virus
dell'influenza e altri virus
Il virus è o il più semplice
fra i sistemi viventi o il più complesso fra i non viventi, a seconda della
definizione che si preferisce dame. Diversamente da una cellula, che è
altamente strutturata, il virus consiste semplicemente in una molecola
di acido nucleico racchiusa all'interno di un involucro proteico (capside). Un
virus può avere solo pochi geni codificati nel suo acido nucleico e solo un
numero limitato di proteine diverse nel suo capside. Se però un recettore nella
membrana esterna di una cellula riconosce una di quelle proteine esterne, il
virus può ingannare la cellula inducendola ad aprirgli la
porta.
Una volta dentro, il virus si
impadronisce del meccanismo della cellula, che utilizza per produrre copie di se
stesso. L'acido nucleico, nella maggior parte dei virus, è RNA codificato
per riprodurre se stesso e le sue proteine. Una volta liberato all'interno della
cellula, questo RNA spinge via l'mRNA della cellula e comincia a dirigere
il meccanismo di sintesi. Quando le risorse della cellula sono state esaurite
nella produzione di molti nuovi virus, la cellula muore e i virus vengono
liberati per ripetere il ciclo.
Alcuni virus contengono
filamenti di DNA ed enzimi che consentono a tali filamenti di inserirsi nel
codice genetico della cellula. Quest'azione sconvolge il funzionamento della
cellula e minaccia in tal modo l'intero organismo. Uno di questi cosiddetti
retrovirus è responsabile dell' AIDS, la sindrome da immunodeficienza
acquisita.
Il
sesso: una buona idea
Il meccanismo genetico delle
nostre cellule è progettato in modo da produrre copie esatte del messaggio in
codice; perché dunque gli esseri umani non sono tutti uguali? Perchénon
abbiamo tutti esattamente lo stesso aspetto, gli stessi pregi e difetti? La
risposta è il sesso
I
cromosomi
Il DNA non fluttua liberamente
nel nucleo della cellula. Esso viene conservato in strutture chiamate cromosomi,
i quali sono formati da una lunga doppia elica di DNA avvolta attorno a un
nucleo di proteine. I cromosomi assomigliano a un filo avvolto attorno a un
rocchetto, ma con un singolo filamento di DNA avvolto in modo sequenziale
attorno a molti piccoli rocchetti adiacenti. Specie diverse hanno numeri diversi
di cromosomi: l'uomo ne ha 46 (23 paia), mentre la zanzara ne ha solo 6 e il
carassio dorato, il classico pesciolino rosso, ne ha 94.
In molte situazioni le cellule
si riproducono da sé: in modo asessuato. Ciò accade nel caso di una ferita che
guarisce, nella crescita di una pianta o nell'espandersi della schiuma organica
sulla superficie di uno stagno nei caldi mesi estivi.
La divisione di una singola
cellula in due cellule figlie identiche si chiama mitosi. La mitosi è un
processo complicato, facile da descrivere ma difficile da capire nei
particolari. La mitosi comincia quando i cromosomi replicano se stessi, cosa che
avviene quando ciascun tratto di DNA si divide in due longitudinalmente
(ricordiamo l'imIÌlagine della chiusuralampo che si apre) e ciascuna metà
produce una copia di se stessa. I cromosomi replicati risultanti si uniscono e,
osservati al microscopio, assomigliano alla lettera
x.
A questo punto nella cellula si
forma una rete di proteine (chiamata fuso mitotico) e i cromosomi appaiati si
dividono,
ciascun cromosoma di ogni
coppia venendo attratto da uno dei due «poli» della cellula. Completata questa
separazione, attorno alI' « equatore» della cellula si forma un'altra banda di
proteine, la quale si separa poi in due metà, ciascuna delle quali ha un corredo
completo di cromosomi. Il risultato finale della mitosi è la produzione di
due cellule, ciascuna con codice genetico identico, laddove in precedenza ne
esisteva una sola.
Le cellule nel nostro corpo si
dividono di continuo, e cellule diverse hanno tempi ciclici diversi: le
cellule della parete dell'intestino, per esempio, si dividono ogni giorno,
quelle della pelle ogni poche settimane. Solo le cellule del sistema nervoso
cessano di dividersi nell'adulto.
La meiosi e la
riproduzione sessuale
Nell'uomo e in altri organismi
che si riproducono sessualmente, ogni genitore fornisce un cromosoma a ogni
coppia di cromosomi. Questo semplice fatto ha due conseguenze importanti.
Innanzitutto, esso significa che ogni figlio è simile, ma al tempo stesso
diverso, rispetto a ciascun genitore. In secondo luogo significa che
l'appaiamento dei cromosomi fornisce il meccanismo misterioso scoperto per la
prima volta da Mendel nelle sue coltivazioni di piselli. Ogni gene è una
sequenza di basi che costituisce il contributo della madre o del padre a una
coppia di cromosomi. L'unità elementare nella trasmissione ereditaria è una
parte di una molecola fisica trasferita dai genitori ai
figli.
Mentre l'obiettivo della mitosi
è quello di produrre una cellula figlia che sia identica alla cellula madre, la
riproduzione degli organismi ha un obiettivo un po' diverso. Se ogni
genitore fornisce al figlio metà dei suoi geni e se il numero dei geni del
figlio deve rimanere lo stesso, dev' esserci un meccanismo per produrre una
cellula figlia con metà del numero di cromosomi
dell'originale.
Il processo di divisione
cellulare che prende l'avvio da una cellula con un corredo di cromosomi completo
e che si conclude con cellule che hanno la metà di questo corredo si chiama
meiosi. La meiosi si verifica solo in certe cellule specializzate
nell'apparato riproduttivo. Nelle fasi iniziali la meiosi è identica alla
mitosi: si ha una duplicazione dei cromosomi. Poi, però, invece di
dividersi, le coppie sono attratte ai « poli» della cellula lungo il fuso.
Successivamente si forma un altro fuso, perpendicolare al primo, e le coppie di
cromosomi si separano. Il risultato finale è che i cromosomi sono ora
raggruppati nei quattro quadranti della cellula, e ogni gruppo ha esattamente
metà del numero dei cromosomi di una cellula comune. La cellula originaria (con
corredo «diploide », ossia con 23 coppie di cromosomi) si è quindi divisa
in quattro cellule, ciascuna delle quali contiene una serie singola (un «corredo
aploide») di 23 cromosomi. La meiosi produce in questo modo i cosiddetti
«gameti» o cellule germinali, ossia lo spermio o spermatozoo del maschio e
l'uovo o ovulo della femmina.
Il primo passo nella produzione
di un nuovo individuo è la fecondazione, l'unione dell'uovo e dello spermio dei
due genitori. Noi siamo abituati a pensare alla fecondazione nell'uomo, o
almeno nei mammiferi, ma la stessa cosa- accade anche nelle piante, dove il
polline corrisponde allo spermio. La fecondazione - l'unione dei due gameti -
produce una singola cellula, lo zigote, dotata di un corredo cromosomico
completo (diploide): in ciascuna coppia di cromosomi un cromosoma è fornito
dallo spermio e l'altro dall'uovo. Questo processo al livello cellulare
spiega la nozione di Mendel che la prole riceve metà della propria dotazione
genetica dalla madre e metà dal padre.
La vita
comincia alla concezione?
La domanda se la vita abbia
inizio alla concezione ricorre di continuo nelle controversie sul diritto
all'aborto. Non è una domanda scientifica, bensì un interrogativo legale, morale
ed etico e illustra un punto importante su ciò che la scienza può e non può
fare. La scienza è in grado di fornire risposte molto esaurienti a domande
quantitative sul modo di funzionare dell'universo, ma non è in grado di
rispondere in modo soddisfacente ad alcune domande molto importanti su come
dovremmo comportarci, al livello dell'individuo o a quello della
società.
Uno scienziato può dirci le
cose seguenti:
- Al momento della concezione, due
filamenti di DNA si uniscono in una combinazione che non è mai esistita in
precedenza.
- Ognuno di questi due filamenti esisteva
in precedenza in un organismo parentale ed era a sua volta il risultato di un
appaiamento unico.
Questo processo si estende
probabilmente all'indietro per miliardi di anni.
La nuova combinazione è
incapace di un'esistenza indipendente per vari mesi dopo la concezione, e
durante questo tempo dipende per intero dalla madre.
Se la «vita» cominci alla
fecondazione, prima della fecondazione o dopo la fecondazione, non è una
domanda a cui uno scienziato possa dare una risposta come scienziato, anche
se può avere in proposito una convinzione profonda fondata su argomenti
filosofici o religiosi.
Nuove
tecnologie riproduttive
Nuove tecnologie offrono
speranze ad aspiranti genitori che non sono in grado di concepire. Molte coppie
sono sterili a causa di difetti meccanici nel loro apparato riproduttivo.
Se entrambi i genitori
producono gameti vitali e se l'utero della madre è sano, uova e sperma possono
essere combinati all'esterno della madre.
La fecondazione può allora aver
luogo in provetta: in vitro ( nel vetro) nel gergo dei biologi. L'uovo fecondato
- un embrione umano vivente - viene poi impiantato nella cavità uterina della
madre e la gravidanza procede normalmente.
Man mano che i biologi imparano
nuove tecniche sulla realizzazione e il controllo della fecondazione, si pongono
inquietanti interrogativi etici e legali. Di solito vengono fecondati
assieme vari ovuli, e la maggior parte degli embrioni così ottenuti vengono
congelati e conservati.
Se una coppia divorzia, chi ha
i diritti di legge sugli embrioni congelati? Nuove tecnicne permettono ai medici
di identificare il sesso e certi caratteri genetici degli embrioni in provetta
prima del loro impianto.
Quali sono i criteri genetici
giustificabili per rifiutare un embrione vitale?
Se la madre biologica non è in
grado di sostenere una gravidanza, l'embrione potrebbe essere impiantato in
una madre sostitutiva.
Quali sono i diritti della
donna che «affitta» il proprio corpo per permettere di avere un figlio a una
coppia che non avrebbe altrimenti questa possibilità?
I biologi di giardini zoologici
sono riusciti a far nascere animali di specie rare usando madri sostitutive di
specie diverse. Dove possiamo tracciare questa linea nel caso di embrioni
umani?
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citazione della fonte di provienienza.
http://www.ibeans.it di Pippo Panascì “La scienza per tutti “ di
R.M.Hazen–James Trefil
Ed. CDE Spa Milano su licenza
Longanesi & C