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Pippo Panascì www.ibeans.it
Autori: Robert M.Hazen – James
Trefil
I
terremoti
Gli sforzi che si compiono per
prevedere i terremoti rivelano i punti di forza, e al tempo stesso i limiti,
della tettonica a zolle.
Noi oggi sappiamo perché grandi
terremoti scuotano di tanto in tanto le aree di Los Angeles e di San Francisco.
Due grandi zolle stanno scorrendo inesorabilmente l'una a contatto con l'altra,
e nel corso di questo processo la California viene lacerata. Ma il fatto di
conoscere la causa non ci consente necessariamente di fare previsioni di tempo.
Data la velocità attuale di movimento - alcuni centimetri all'anno si
dovrebbe avere un grande terremoto ogni cinquanta-cento anni. Ma è quasi
impossibile prevedere eventi specifici.
A volte le scosse principali
sono precedute da « sciami» di scosse minori, ma non è pratico evacuare Los
Angeles o San Francisco ogni volta che si registra qualche piccolo
terremoto.
Sappiamo che nel corso del
tempo, quando le due zolle il cui confine coincide con la faglia di San Andreas
si muovono in direzioni opposte, si ha un accumulo di tensione fino a grande
profondità nel sottosuolo.
Questo processo assomiglia
all'azione di caricare una molla: alla fine la roccia cede e l'energia viene
liberata. Noi possiamo misurare la quantità di tensione accumulata in rocce in
prossimità della superficie, e congetturare in tal modo dove si
verificheranno con maggiore probabilità grandi terremoti.
Al momento, però, tutto quello
che possiamo dire con certezza è che, prima o poi, ci sarà un altro « grande»
terremoto.
Il terremoto del 1989 a San
Francisco è considerato da alcuni geologi come poco più di una prova per la
grande liberazione di energia che ci si attende avvenga in un periodo
imprecisato del XXI secolo: un'impressione che si riflette nel nome che gli è
stato attribuito: « il quasi big one».
Per il momento la nostra
scienza non può fare di più. I mezzi di comunicazione di massa descrivono spesso
la forza di un terremoto usando la scala Richter, la quale fu introdotta negli
anni trenta di questo secolo dal sismologo californiano Charles R. Richter. Egli
assegnò il valore O alla vibrazione minima ancora percepibile con le sue appare
cchiature.
Ogni incremento di 1 nella
scala significa un'energia sismica dieci volte maggiore, cosicché un
terremoto di magnitudine 4 (un evento già degno di nota) ha un'energia 10.000
volte maggiore di quello di magnitudine O.
La scala Richter non ha un
valore massimo, ma è possibile ogni numero.
I sensibili sismometri attuali
registrano "ibrazioni molto più deboli di quelle di magnitudine O (a queste
vibrazioni vengono attribuiti numeri negativi).
Il terremoto di Loma Prieta
fece registrare un valore di circa 7 sulla scala Richter, mentre i terremoti più
catastrofici che siano mai stati misurati erano vicini alla magnitudine
9
Perché non ci
sono catene di montagne su Marte?
La Terra occupa un posto a sé
fra i pianeti rocciosi del sistema solare. Mercurio, Venere, Marte e la
nostra Luna sono mondi immutabili. Perché il nostro globo dovrebbe essere
diverso? Perché anche i nostri vicini non posseggono continenti mobili su
zolle litosferiche?
Il fattore critico è
rappresentato dalle dimensioni. Gli altri pianeti, essendo più piccoli, possono
liberare per conduzione nello spazio il calore generato alloro interno dalla
radioattività man mano che si produce. Possiamo sperimentare un effetto
simile ogni volta che mangiamo un cibo caldo: una pentola di minestra può
restare calda per ore, mentre un piatto di minestra si raffredda in pochi
minuti, e una cucchiaiata perde il suo calore in pochi secondi. Marte,
Mercurio e la Luna sono solo cucchiaiate di materiale simile a quello terrestre,
e si sono quindi raffreddate da molto tempo trasformandosi in corpi inerti.
Il nuovo calore che si genera nel loro interno arriva rapidamente in superficie
e viene irraggiato nello spazio. Questi corpi celesti non hanno zolle che
possano urtarsi, né grandi zone sismiche di faglia o catene di montagne. Venere,
che è solo di poco più piccola della Terra, potrebbe avere avuto un tempo una
sua versione più pigra di tettonica a zolle, e potrebbe avere un vulcanismo
attivo ancor oggi. Ma anche Venere si è rivelata troppo piccola, e a quanto
pare nel suo interno non c'è più trasporto di calore per convezione.
La Terra, essendo leggermente
più grande e in grado di intrappolare il calore che si genera al suo interno,
continua a ribollire. In capo a un tempo abbastanza lungo anch'essa si
raffredderà e smetterà di presentare mutamenti, ma ciò accadrà solo fra qualche
miliardo di anni.
Che cosa c’è
dentro la terra?
La miniera più profonda scende
nelle viscere della Terra per tre soli chilometri;
il più profondo foro di sonda è
penetrato nel suolo per meno di 16 km.
Di solito gli scienziati sono
cauti nel fissare limiti alle imprese che gli uomini potranno un giorno
compiere, ma attualmente non possiamo concepire
(neppure nelle nostre fantasie
più sfrenate) un viaggio al centro della Terra.
Dati questi limiti fisici, come
possiamo sapere che cosa c'è nell'interno della Terra? Un gruppo di scienziati -
i sismologi - usano, per svelare i segreti della Terra, onde
sonore.
La sismologia è una variazione
del sonar su scala globale. Il sonar misura il tempo impiegato da un'onda
acustica (il classico «ping» dei film sui sommergibili) per pervenire a un
oggetto (il fondo del mare o un altro sommergibile), riflettersi sulla sua
superficie e tornare all'apparecchiatura che l'ha emessa. La sismologia è quasi
la stessa cosa.
Invece che di un « ping », i
sismologi si servono di dinamite o dei terremoti per poter disporre di
un'onda sonora di energia sufficiente a propagarsi attraverso la Terra. Una
vibrazione piùdebole si perderebbe nel rumore delle frane, delle macchine da
costruzione e del traffico sulle grandi autostrade. Il tempo che un' onda
acustica impiega a propagarsi attraverso il pianeta dipende dai tipi di
rocce che attraversa. Misurando molte onde che percorrono varie vie diverse a
partire dal luogo di un terremoto o di un'esplosione, i sismologi hanno
costruito gradualmente un'immagine dell'interno profondo della
Terra.
Il risultato delle esplorazioni
sismiche è una comprensione dell'interno della Terra nella forma di una serie di
strati concentrici.
Lo strato più interno, il
nucleo, è una sfera di circa 4000 km di raggio, composta primariamente da
metalli pesanti come il nichel e il ferro.
La parte più interna del nucleo
è solida, mentre lo strato più esterno è un mare di metallo liquido. Le
temperature nel nucleo possono raggiungere 7000 cC: abbastanza per far
volatilizzare qualsiasi materiale noto alla superficie della
Terra.
Attorno al nucleo c'è il
mantello, che si spinge sino a pochi chilometri dalla superficie. Sono le rocce
del mantello, composte da materiali più leggeri, a muoversi lentamente in
risposta al calore presente nell'interno della Terra e il cui moto, in
ultima analisi, dà origine alle attività tettoniche della
superficie.
Infine, la superficie esterna
della Terra, o crosta, comprende le montagne e le valli, gli oceani e le
pianure, che compongono il nostro ambiente familiare. La crosta contiene i
materiali più leggeri della Terra: quelli che galleggiavano all'esterno quando
il nostro pianeta era allo stato fuso.
La maggior parte dei sismologi
lavorano per società petrolifere o per aziende minerarie e studiano
formazioni geologiche su piccola scala, la cui estensione supera di rado un
chilometro e mezzo circa.
Essi indossano tute robuste,
calzano scarponi e si spostano da un sito all'altro con attrezzature per
perforare e un autocarro carico di rivelatori chiamati sismometrio Il
gruppo di ricercatori scava un buco, lo riempie di esplosivi, fa saltare la
carica e registra gli echi sismici, nella speranza di trovare strutture di
roccia che possano indicare la presenza di depositi vicini di minerali
importanti o di petrolio.
Spesso i sismologi dei governi
e delle accademie studiano la Terra su una scala molto maggiore.
Essi hanno fondato centinaia di
stazioni di ascolto permanenti in tutto il mondo. Queste stazioni svolgono un
ruolo vitale controllando la localizzazione e la forza dei terremoti.
Confrontando il tempo d'arrivo, la durata e l'energia delle onde sismiche in
diverse stazioni, gli scienziati possono dedurre l'esatta localizzazione ed
energia di qualsiasi sisma.
I pianificatori delle città
dipendono da queste informazioni, che consentono di predire quali saranno
le zone colpite da futuri terremoti e quindi di guidare lo
sviluppo.
Si può avere l'impressione che
i sismologi trascorrano la maggior parte della loro vita nell'attesa che accada
qualcosa di spaventoso, ma questi scienziati della Terra svolgono anche un
ruolo chiave nella conservazione della pace, fornendo la base
tecnica per verificare il
rispetto dei trattati sul bando alle armi nucleari. Un'esplosione sotterranea,
esercitando una compressione sulle rocce in tutte le direzioni, ha una « firma»
sismica diversa rispetto ai sismi naturali, durante i quali le rocce scorrono
l'una rispetto all'altra.
Nessun test nucleare su grande
scala può sfuggire alla rete mondiale di sismometri. Attraverso l'analisi al
computer di tali segnali, gli scienziati possono determinare l'ubicazione e la
grandezza di qualsiasi esplosione sotterranea, persino alla distanza di
migliaia di chilometri
Alla ricerca
di tesori nascosti
La tettonica a zolle incide
direttamente sul prezzo che paghiamo al distributore di benzina, poiché la
conoscenza della posizione di antiche zolle litosferiche e di antichi continenti
può condurre alla scoperta di importanti risorse naturali. Una fra le sfide
principali che si pongono oggi ai geologi delle società petrolifere e minerarie
è quella di svelare la storia tettonica della Terra. Geologi e geofisici possono
scoprire le localizzazioni di antiche zolle e continenti, oceani e catene
di montagne, integrando molti tipi di studi: distribuzioni di fossili,
magnetismo delle rocce, rilievi topografici e sismologia.
I giacimenti di petrolio si
fonnarono miliardi di anni fa da grandi accumulazioni di materiali organici in
zone tropicali o temperate. All'inizio di questo secolo, prima che venisse
concepita l'idea del movimento dei continenti, nessuno avrebbe previsto la
scoperta di importanti giacimenti di petrolio nelle regioni artiche dell'Alaska,
ma con la nuova visione delle zolle litosferiche e dei continenti mobili è ovvio
che paesi un tempo tropicali possano essersi trasferiti addirittura in climi
polari. La ricerca di combustibili fossili si è espansa di
conseguenza.
La tettonica a zolle ha anche
modificato il modo in cui noi cerchiamo giacimenti di metalli. Molti depositi di
metalli si trovano in prossimità di antichi limiti di zolla, dove acque minerali
vulcaniche caldissime concentrarono minerali, cosicché i prospettori
moderni studiano la storia delle zolle mobili della Terra.
Ricche miniere d'oro in Cina,
di rame in Cile, di nichel in Australia e di molibdeno (usato per produrre
acciai duri) nel West americano sono state portate in luce grazie alla nuova
scienza della « metallogenesi ».
L'interno
profondo della Terra
Altri scienziati (fra cui il
coautore di questo libro Robert Hazen) dedicano la loro vita di ricercatori a
capire di più sull'interno profondo della Terra. Il mantello fonna la
maggior parte della Terra solida, ma noi non ne conosciamo esattamente la
composizione o il profilo tennico. Sappiamo che il mantello trasmette calore per
convezione, causando i movimenti di zolle e continenti, ma non conosciamo i
particolari esatti di questo processo.
Oggi gli scienziati della Terra
affrontano questi problemi in due modi. Un gruppo, quello dei fisici
mineralogisti, studia le proprietà delle rocce e dei minerali
sottoponendoli alle pressioni e temperature elevatissime esistenti nel mantello.
Apprendendo in laboratorio come i minerali rispondano a condizioni estreme, essi
possono identificare quale combinazione di minerali possa avvicinarsi di
più alla composizione dell'interno profondo della Terra. La fisica dei minerali
integra il lavoro del secondo gruppo, quello dei sismologi, che stanno
concentrandosi sempre più sul compito di determinare la struttura
tridimensionale della Terra. Un tempo i sismologi dovevano analizzare « a mano »
i segnali provenienti da un terremoto per volta. Oggi i supercomputer
confrontano i dati concernenti migliaia di terremoti raccolti in
centinaia di stazioni sismiche in tutto il mondo. Ogni nuovo dato, ponendo
nuovi vincoli, contribuisce a precisare sempre più i modelli della Terra. Noi
speriamo di poter ottenere alla fine un quadro tridimensionale dettagliato della
Terra e del suo meccanismo di convezione, un quadro che ci dica, come mai
abbiamo saputo in passato, da dove il nostro pianeta viene e dove sta
andando.
Poli magnetici
instabili
Il campo magnetico della Terra
deve la sua origine alla rotazione della parte più esterna, liquida, del
nucleo, ma oltre a questo sappiamo ben poco sul perché il nostro pianeta si
comporti come una gigantesca calamita. Poiché il nucleo è elettricamente neutro,
la sua rotazione non produce una corrente elettrica e non può, di per sé,
produrre un campo magnetico. Ci sono, però, modi un po' più complessi in cui un
conduttore centrale rotante può creare un campo, cosicché questa non è la
vera incertezza che gli scienziati si trovano a dover
affrontare.
Il problema vero consiste nel
fatto che i poli magnetici nord e sud della Terra non sono stati sempre dove si
trovano adesso. I poli magnetici si spostano, rimanendo di solito in prossimità
dei poli geografici, ma mutando posizione di qualche chilometro ogni anno.
Inoltre, in varie epoche in passato, il campo magnetico terrestre ha
presentato un'inversione di polarità, un processo che potrebbe impiegare alcune
centinaia o migliaia di anni, nel corso dei quali il polo magnetico « nord»
si sposta nell'Antartide. Noi possiamo osservare più di 300 di queste inversioni
nella documentazione geologica, e non abbiamo in verità idee molto attendibili
sulle cause di questo fenomeno. I geologi si trovano di fronte al
compito
non invidiabile di produrre una
teoria la quale preveda un campo magnetico costante che, in tempi apparentemente
casuali, inverta la propria polarità
La formazione
della Luna
L'unico satellite della Terra,
il corpo roccioso inerte della Luna, presenta un forte contrasto col nostro
dinamico pianeta. Anche se non conosciamo tutti i particolari della
formazione della Terra, sappiamo abbastanza per costruire uno scenario
ragionevole della sua nascita. Quando il materiale disperso attorno al Sole
cominciò a concentrarsi per effetto dell'attrazione gravitazionale, la prima
cosa che si formò in prossimità dell'attuale orbita della Terra furono dei
planetesimali: corpi di dimensioni comprese fra qualche decimetro e qualche
chilometro. Al passare del tempo, i planetesimali cominciarono a unirsi per
azione della loro reciproca attrazione gravitazionale e cominciò a formarsi
la proto-Terra. Quanto più il protopianeta cresceva, tanto maggiore era la
quantità di materiale che attraeva. Muovendosi nella sua orbita, esso
raccoglieva materiali sparsi lungo di essa, nello stesso modo in cui il
parabrezza di una macchina raccoglie insetti in una sera
d'estate.
Dal punto di osservazione della
Terra in crescita, questo processo - che peraltro non ebbe spettatori - dovette
essere molto spettacolare. Grandi meteoriti cadevano dal cielo, scavando
crateri e riscaldando la superficie.
Quegli antichi crateri
sono stati cancellati da molto tempo dall'erosione, ma una testimonianza di quel
periodo, che gli astronomi chiamano del Grande Bombardamento, ci è stata
conservata dalla superficie della Luna (e dei satelliti di altri pianeti).
Infine, il calore accumulato in
conseguenza di queste collisioni fece salire la temperatura della Terra al punto
che le rocce si fusero e i materiali pesanti come il ferro ebbero la possibilità
di scendere al suo centro.
Questo processo, detto
differenziamento, fu all'origine della struttura nucleo-mantello che si può
osservare oggi nel nostro pianeta.
L'origine della Luna pone un
problema persistente nella teoria della formazione della Terra.
La Luna ha press'a poco la
stessa composizione chimica e densità del mantello della Terra, e in passato era
diffusa !'idea che essa si fosse staccata dalla Terra dopo il differenziamento
(nel pensiero anteriore alla tettonica a zolle si pensava che il bacino del
Pacifico fosse la cicatrice lasciata dal distacco della Luna). In alternativa,
alcuni scienziati sostennero che la Luna dev'essersi formata altrove e dev'
essere stata catturata, già completamente formata, dalla gravità terrestre.
Per varie ragioni, entrambe le
teorie erano insoddisfacenti.
Oggi la teoria preferita è
quella del big splash (grande schizzo).
Si pensa che, dopo l'inizio del
differenziamento, un'ultima gigantesca meteorite, di dimensioni
paragonabili a quelle della Luna, sia entrata in collisione con la Terra,
facendo schizzare in orbita attorno al nostro pianeta una quantità di materiale
del mantello. La Luna si sarebbe formata allora da questo materiale sparso
attraverso un processo simile a quello della formazione originaria della
Terra.
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