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Pippo Panascì www.ibeans.it
La terra
irrequieta
IMMAGINIAMO di stare
percorrendo in macchina la superstrada Nimitz a Oakland, in California, nel
tardo pomeriggio del 17 ottobre del 1989. Il sole al tramonto illumina la baia
di San Francisco. La natura sembra in perfetto equilibrio. Persino il traffico
dell'ora di punta è insolitamente scorrevole, poiché la maggior parte delle
persone sono tornate presto a casa dal lavoro per assiste're al terzo incontro
della World Serie s, la partita decisiva della finale autunnale fra i vincitori
delle due leghe del baseball.
D'improvviso sotto la cittadina
di Lama Prieta, un'ottantina di chilometri più a sud, rocce minate da
secoli di lento movimento cedono di schianto, liberando la loro energia come una
molla. Onde d'urto più potenti di quelle di una bomba nucleare si propagano nel
terreno, danneggiando edifici e ponti in tutta l'area della Baia. I piloni
dell'autostrada si spezzano e tratti del piano stradale crollano attorno a
noi, intrappolando e uccidendo decine di persone nelle loro automobili. In modo
altrettanto brusco, tutto tace. Poi, d'improvviso, si leva l'urlo delle
sirene mentre squadre di soccorso passano velocemente attraverso la città
devastata.
Terremoti e vulcani
testimoniano, in modo spesso drammatico, che il nostro pianeta non è
inattivo. Per secoli gli esseri umani hanno considerato questi fenomeni naturali
distruttivi come eventi puramente casuali, governati dai capricci degli dèi
e imprevedibili nella loro brutalità. Ma sismi ed eruzioni non si verificano a
caso. Si può vivere per tutta la
vita a New York, dove i
terremoti sono molto rari, senza mai sentire il minimo tremore, e tanto meno
doversi preoccupare per un'eruzione vulcanica in Central Park. Ma se si vive
sulla
costa della California anche
solo per pochi anni, è probabile che una volta o l'aitra si senta tremare la
terra, così come basta vivere per soli pochi mesi nella grande isola di Hawaii
per avere molte probabilità di assistere all'eruzione di un vulcano
vicino.
Benché gli scienziati non siano
in grado di prevedere esattamente quando si verificherà un «grande»
terremoto, possono dirci perché terremoti ed eruzioni vulcaniche
colpiscano certe parti del mondo più di altre. Sismi, vulcani, depositi di
minerali e persino gli oceani e i continenti stessi sono le manifestazioni
superficiali di forze tremende che operano nelle profonde viscere della Terra.
Solo negli ultimi trent'anni gli scienziati hanno cominciato finalmente a
capire le forze che operano a mutare la faccia del nostro pianeta, a volte,
come a San Francisco, in modo violento. II fatto centrale che governa le nuove
conoscenze sul comportamento qel nostro pianeta può essere compendiato nel modo
seguente:
La superficie della Terra muta
di continuo e in essa non c'è nulla di permanente.
Le forze che determinano questo
mutamento costante si generano in profondità nell'interno della Terra, dove i
nuclei di elementi radioattivi decadono di continuo. L'energia del decadimento
viene convertita in calore, che sale lentamente verso la superficie. Nel corso
di centinaia di milioni di anni, rocce riscaldate dal decadimento radioattivo
salgono lentamente verso la superficie, si raffreddano e poi risprofondano
per essere nuovamente riscaldate. La Terra sotto di noi, considerata su un
periodo di tempo molto lungo, non è in realtà molto diversa da una pentola di
acqua bollente sulla nostra stufa.
L'interno magmatico della
Terra, chiamato mantello, è racchiuso all'interno di uno strato di roccia che ha
di solito uno spessore di meno di 50 km, e che galleggia sul mobile materiale
sottostante come una chiazza d'olio su acqua bollente. Per effetto di
questo sommovimento, i! sottile strato esterno del nostro pianeta si spezza, si
muove e si ricompone in un movimento incessante. E sopra questo strato sottile
di rocce senza pace, come un velo di schiuma sopra una chiazza d'olio, ci sono i
continenti: la parte del globo che noi, nella nostra arroganza, chiamiamo «
terra solida ».
Il « ribollimento» delle rocce
interne fa sì che i continenti della Terra si spostino come zattere, entrino in
collisione fra loro, si rompano e si risaldino. Nel corso di questo processo si
aprono e chiudono bacini oceanici, si sollevano e si ero dono catene di montagne
e la superficie muta di continuo. La Terra è l'unico fra i pianeti del sistema
solare a presentare quest'attività incessante. Essa è l'unico pianeta che sta
ancora formandosi, che sta ancora nascendo.
La Terra è molto simile a una
pentola d'acqua bollente, con la differenza che anziché un liquido, come nella
pentola, sono le rocce solide dell'interno della Terra che «bollono ». Certo,
questo processo di ebollizione è molto lento.
Di rado le rocce si muovono a
più di 2,5 cm all'anno, ma in un milione d'anni una massa di roccia in movimento
può percorrere decine di chilometri. In qualche centinaio di milioni di
anni può muoversi per la lunghezza di un continente.
Il calore che fornisce
l'energia di movimento al mantello proviene da due sorgenti: il decadimento di
sostanze radioattive nelle rocce del mantello stesso, e il calore residuo
dalla formazione della Terra. A volte gli scienziati discutono su quanto calore
venga fornito da ciascuna delle due sorgenti, e per lo più si tende ad
attribuire l'apporto principale al decadimento radioattivo. Per quanto concerne
il mantello, però, non ha alcuna importanza quale sia la sorgente del calore. Il
calore che arriva in questa zona dell'interno della Terra dev'essere infatti
trasferito verso l'alto per convezione (ossia mediante lo spostamento di
materia) quale che sia la sua origine, per essere poi irraggiato nello
spazio.