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senza la dovuta autorizzazione o citazione della fonte di provienienza. Pippo Panascì www.ibeans.it
La
relatività generale
Immaginiamo di trovarci in un'astronave senza oblò
soggetta esattamente all'accelerazione di l G, l'equivalente della gravità
terrestre. Potremmo dire se ci troviamo nello spazio o sulla Terra? La risposta
è: no. Se lasciamo cadere una palla nell'astronave, la palla, nella nostra
visione delle cose, «cade » sul pavimento. Se potessimo osservare questo
evento da un sistema di riferimento stazionario esterno all'astronave, diremmo
che il pavimento ha accelerato verso l'alto e ha colpito la palla stazionaria.
Ma all'interno della nostra astronave chiusa ermeticamente vediamo la palla
cadere, esattamente come farebbe sulla Terra. Nessun esperimento
potrebbe dirci se ci troviamo su un'astronave che si muove di moto
accelerato o se siamo stazionari sulla Terra. Accelerazione e gravità
devono dunque essere equivalenti a un qualche livello profondo, e quella
che noi chiamiamo gravitàdev' essere un effetto del nostro sistema di
riferimento. Questa equivalenza è la tesi centrale della teoria di
Einstein.
L'idea centrale della relatività generale è che chi si
trovi in
un sistema di riferimento accelerato (come un'astronave)
sperimenta esattamente gli stessi effetti che normalmente sono associati alla
forza di gravità. Einstein vide una connessione fra variazioni nel moto
(nelle quali Newton avrebbe
esercitata dai magneti dev' essere regolata in modo da
tener conto dell'accrescimento della massa delle particelle. Ogni volta che si
usa una di queste macchine, si ha una conferma delle predizioni della teoria
della relatività.
Similmente, gli acceleratori operano manipolando lunghi
raggruppamenti di particelle. Man mano che le particelle si accelerano, tali
raggruppamenti si accorciano, e la macchina è regolata in modo da tener conto di
questo effetto. Così, il fatto stesso che gli acceleratori funzionino è una
conferma della previsione della contrazione delle
lunghezze.
Infine, il 20 per cento circa di tutta l'energia
elettrica negli Stati Uniti è prodotta da reattori nucleari. I reattori
funzionano perché le reazioni nucleari convertono piccole quantitàdi massa
in grandi quantità di energia, in accordo con la famosa formula di Einstein.
L'equivalenza di materia ed energia è dunque confermata ogni giorno dalle nostre
centrali termonucleari.
Alcune
osseroazioni filosofiche sulla relatività
Sotto molti aspetti, per quanto grandi siano i risultati
pratici che derivano dalla teoria della relatività, le conseguenze
filosofiche non sono meno importanti. La relatività fu la prima delle
teorie moderne che rivoluzionarono la vecchia concezione newtoniana,
meccanicistica, del mondo. La relativitàsostituisce osservatori di ugual dignità
all'approccio classico, secondo il quale tutte le leggi erano riferite a un
singolo sistema di riferimento corretto, quello dell'« occhio di Dio ». Ma la
relatività non ha gettato Newton nella pattumiera della storia. Essa ha
semplicemente esteso la nostra conoscenza in ambiti mai investigati da
Newton, nei quali vigono velocità dell'ordine di quella della luce. Quando
applichiamo le equazioni della relatività alle velocità modeste di cui si è
occupata in passato la meccanica di Newton, otteniamo gli stessi risultati
quantitativi. Einstein non ha dunque sostituito Newton, ma si è limitato a
espanderne l'opera includendola in una prospettiva più
vasta.
Newton direbbe che fra le due sfere si esercita una
forza di attrazione (come la gravità), mentre Einstein interpreterebbe lo
stesso fenomeno in modo diverso.
Egli direbbe che la presenza della sfera di piombo ha
incurvato lo spazio attorno a sé
e che questa curvatura ha determinato un mutamento nel
moto della biglia d'acciaio.
Per Einstein non ci sono forze nel senso newtoniano, ma
solo mutamenti nella geometria dello spazio.
Nell'interpretazione relativistica del sistema solare,
quindi, il Sole incurva lo spazio intorno a sé e i pianeti si muovono in questo
spazio come biglie che rotolano all'interno di una tazza. In realtà, se ci
serviamo delle equazioni della relatività per calcolare che cosa accada alla
griglia originaria di linee rette quando gettiamo su di essa una massa,
troveremo che le linee originarie si sono deformate in curve ellittiche chiuse:
proprio le traiettorie seguite dai pianeti. Un buon modo per tenere a memoria la
distinzione fra le teorie di Newton e di Einstein consiste nel ricordare
che
Per Newton il
moto è lungo linee curve in uno spazio piano
mentre
Per Einstein
il moto è lungo linee rette in uno spazio curvo.
Einstein credeva che non solo la gravità ma tutte le
forze sarebbero state infine spiegate in questo modo geometrico. Egli spese
infatti la seconda metà della. sua vita nella ricerca, che peraltro si rivelò
vana, di una teoria unificata delle forze. Il progresso verso quest'obiettivo
sarebbe diventato possibile solo dopo che si fosse sviluppato un altro modo
ancora di descrivere le forze: quello attraverso lo scambio di particelle
elementari. La relatività generale rimane quindi un capitolo splendido ma
isolato nella storia della scienza; la teoria di
Einstein incluse in sé e soppiantò la gravità
newtoniana, e. sarà a sua volta sussunta e superata da una teoria della gravità
quantistica.
Confenne della relatività
generale
Diversamente dalla relatività ristretta, la relatività
generale non ha il sostegno di un gran numero di prove sperimentali. Le ragioni
di questa mancanza di prove sono in parte teoriche e in parte tecniche.
Come la relatività ristretta, anche la relatività generale comprende in sé la
fisica di Newton. Per fenomeni «normali », quotidiani, la relatività generale fa
predizioni che sono virtualmente le stesse della teoria newtoniana della
gravitazione. Potremo perciò distinguere fra le due teorie in un contesto di
laboratorio solo se saremo in grado di compiere misurazioni estremamente
precise. Solo in presenza di masse grandissime o su distanze piccolissime la
curvatura dello spazio diventa così pronunciata da permettere
l'evidenziarsi di differenze significative fra le due teorie, ma queste
condizioni non sono accessibili agli sperimentatori.
Esistono solo tre esperimenti classici a conferma della
relatività generale:
1) la forma precisa delle orbite planetarie;
2) la deflessione della luce in prossimità del bordo del
disco solare; e
3) lo spostamento verso il rosso dovuto all'attrazione
gravitazionale. .
Poiché le orbite dei pianeti sono ellittiche, c'è un
punto in cui un pianeta si avvicina maggiormente al Sole. Chiamiamo questo punto
il peri elio (dal greco, per «vicino al Sole»). In una situazione newtoniana
semplice, il perielio si troverebbe sempre nello stesso punto. dello spazio,
ossia l'orbita non si sposterebbe. In realtà molte forze cooperano nello
spingere un po' più avanti il perielio di un pianeta ogni volta che esso compie
una rivoluzione. L'azione più importante è quella dovuta agli effetti
gravitazionali degli altri pianeti, e specialmente di Giove. Prima che
Einstein pubblicasse la sua teoria, l'avanzamento misurato del perielio di
Mercurio superava il valore predetto di circa 43 secondi d'arco ogni secolo. La
relatività generale prediceva che l'incurvamento (piccolissimo) dello
spazio a opera della massa del Sole avrebbe prodotto esattamente questo
avanzamento del perielio.
Questa « retrodizione» fu giustamente considerata un
grande trionfo per la teoria.
Oggi gli scienziati si servono del rilevamento radar per
compiere determinazioni
estremamente accurate delle posizioni orbitali dei
pianeti; sono stati misurati gli spostamenti del perielio per Venere, per la
Terra e per Marte e si è trovato che, come nel caso di Mercurio, i loro valori
corrispondono esattamente alle previsioni della relatività generale.
Questa è probabilmente la conferma più persuasiva della teoria disponibile a
tutt'oggi.
La verifica più famosa della relatività generale
concerne la deflessione di raggi di luce nel loro passaggio in prossimità del
bordo del disco solare. La misurazione, nel corso di un'eclisse di Sole nel
1919, di questo effetto previsto dalla teoria catapultò Einstein in una
posizione di preminenza internazionale. Oggi si esegue questo esperimento
usando onde radio in luogo della luce, e quasar invece di stelle come sorgenti
della radiazione. Le onde radio possono essere captate in qualsiasi giorno
(esse non sono occultate dalla luce del Sole), cosicché gli scienziati possono
condurre questo test quando vogliono, senza dover attendere la prossima eclisse
di Sole. Le misurazioni concordano con le predizioni della relatività, con
un margine d'errore inferiore all'uno per cento: un'altra conferma notevole
della teoria.
Infine, la relatività prevede che quando un fotone si
allontana da una sorgente gravitazionale (come un razzo che si allontani
dalla superficie della Terra), consumi nel corso di tale moto una parte della
sua energia. In ciò il fotone non è diverso da una palla da baseball, la quale
rallenta il suo moto man mano che sale. Poiché, però, il fotone deve continuare
a muoversi alla velocità della luce, la sua perdita di energia ci si manifesta
nella forma di un aumento della lunghezza d'onda della luce (o, che è lo stesso,
di una diminuzione della sua frequenza): ossia come uno spostamento verso il
rosso. Perciò il fascio di luce di un faro visto da un aereo sarà
leggermente più rosso che visto da terra. Come le altre due
predizioni, anche questa è stata confermata
sperimentalmente.
Per più di mezzo secolo ci sono stati solo tre test
della relatività generale, ma ognuno di essi ha portato qualche elemento a
sostegno. Come vedremo, però, questa situazione di scarsità di conferme
sperimentali sembra destinata a cambiare, e potremo attenderci nuovi
risultati nel futuro prossimo. Rimane ovviamente da vedere se essi
apporteranno o no nuove conferme, ma noi saremmo pronti a scommettere che,
quando tutto questo polverone si sarà dissipato, Einstein conserverà la sua
preminenza.
I buchi
neri
La previsione più spettacolare della relatività generale
è quella dell'esistenza dei buchi neri. Per comprendere lo strano
comportamento di un buco nero, torniamo all'analogia del foglio di plastica teso
su un'intelaiatura e della sfera di piombo. Immaginiamo di avere un modo
per aggiungere sempre più massa alla sfera senza accrescerne il volume.
All'aumentare del peso della sfera, la deformazione del foglio di
plastica diventerebbe sempre più pronunciata. Infine, in conseguenza
della deformazione sempre più pronunciata della plastica, la sfera potrebbe
infossarsi tanto da essere separata dal resto della superficie. Il foglio di
plastica, deformandosi, potrebbe addirittura richiudersi su se stesso,
avvolgendo del tutto la sfera e sottraendola alla vista, così che un osservatore
vedrebbe solo un foglio di plastica apparentemente
regolare.
Esattamente nello stesso modo, la relatività prevede che
una massa abbastanza grande, concentrata in un volume abbastanza piccolo,
distorce lo spazio circostante in modo cosìspinto che una parte dello spazio si
chiude su se stessa lasciando dietro di sé il resto dello spazio
apparentemente normale. Di una massa che si sia comportata in questo modo si
dice che ha formato un buco nero. Possiamo concepire un buco nero come un
oggetto di massa e densità così grandi che nulla, neppure la luce, possiede
abbastanza energia per sraccarsi dalla sua superficie. Una volta che qualcosa
sia caduto in un buco nero, non potrà mai più riemergerne.
Un
materiale che assorba tutta la luce che cade in esso è
nero, ed è questa la ragione per cui questi corpi hanno ricevuto il loro nome
così sinistro.
I teorici pensano che esistano due tipi di buchi neri.
Uno è lo stato finale dell'implosione che si accompagna alla morte di stelle di
massa molto grande. Si suppone che questi oggetti, del diametro di un
chilometro e mezzo o più, siano disseminati nella Galassia un po' come
vecchie automobili da demolire ai margini di strade di campagna. Potrebbero
esistere anche buchi neri «quantistici », ipotetici oggetti piùpiccoli di
particelle elementari, che alcuni teorici pensano esistano all'interno del
nucleo.
Attualmente non possediamo prove conclusive a conferma
dell'esistenza né dell'uno né dell'altro tipo di buco nero, anche se esistono un
certo numero di candidati almeno per la varietà astronomica. La difficoltà
consiste nel fatto che, per definizione, non si può «vedere» un buco nero
attraverso l'osservazione di radiazioni elettromagnetiche. Qualsiasi radiazione
investa il buco nero ne viene assorbita, per non riapparire mai più. Tutto ciò
che si può fare è cercare di scoprire effetti indiretti causati dall'azione
gravitazionaIe di un buco nero. Si possono cercare, per esempio,
de£1essioni in raggi di luce passati in prossimità di un buco nero, oppure
potrebbe accadere di osservare raggi x emessi da materia accelerata durante la
sua caduta nel buco nero. Un'altra possibilità è quella di cercare sistemi di
stelle doppie che si comportino come se uno dei due membri fosse un buco
nero.
Noi concordiamo con alcuni astronomi, i quali sospettano
che vari sistemi astronomici ben studiati contengano buchi neri. Probabilmente
una dimostrazione soddisfacente della loro identità è solo questione di tempo.
Più problematici rimangono i buchi neri quantistici, e i teorici dovranno
determinare meglio molte delle loro proprietà previste
prima
che si possa intraprendere un serio sforzo sperimentale
per trovarli.
Frontiere
della relatività
La relatività, nonostante la sua apparenza vistosa, è
oggi una parte della fisica seria e consolidata. Essa è diventata uno strumento
che cosmologi e fisici usano per capire le origini dell'universo e la struttura
elementare della materia, più che un campo di studio in sé e per sé. Almeno
sotto questo aspetto, assomiglia alla scienza newtoniana.
L'unico settore che potrebbe essere definito un'area di
frontiera è quello della verifica sperimentale della relatività generale. Questo
campo è attivo proprio oggi perché i progressi nel campo dell' elettronica
permettono finalmente agli sperimentatori di misurare molte delle differenze
estremamente piccole che si suppone esistano fra la relatività
generale e la fisica newtoniana.
Tra i futuri test a conferma della relatività generale,
il più sorprendente sarà forse un esperimento che dovrebbe essere eseguito su un
satellite alla metà degli anni novanta. Progettato e sviluppato nel corso
di una ventina d'anni, questo esperimento si fonda sulla rotazione di sfere di
quarzo prodotte con la massima accuratezza. La relatività prevede che, in
presenza della rotazione della Terra, l'asse di rotazione di queste sfere
presenterà piccole oscillazioni, che potranno essere misurate. Questo
esperimento richiede una precisione sorprendente. Le sfere di quarzo devono
avere una perfezione geometrica tale che, se potessero essere ingrandite
fino a raggiungere le dimensioni della Terra, le loro
«montagne»
più alte non dovrebbero superare i 30
cml
Nel corso del prossimo decennio saranno tentati una
serie di questi tipi di esperimenti di alta precisione, e i fisici potranno
avere infine verifiche esatte delle predizioni della relatività generale.
Se qualche esperimento non dovesse confermare la teoria, ci saranno grandi
novità. Se invece la teoria sarà confermata, avremo il lusso di sapere che la
teoria regge ancora. Nell'uno come nell'altro caso, il risultato sarà il
benvenuto
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Rif. “La scienza per tutti “ Robert M.Hazen – James Trefil Ed CDE Spa su licenza Longanesi &
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