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senza la dovuta autorizzazione o citazione della fonte di provienienza. Pippo Panascì www.ibeans.it
La relatività
ristretta
Se le leggi della natura devono
essere le stesse per tutti gli osservatori che si muovono a una velocità
costante, tali osservatori devono concordare tutti con la descrizione delle
leggi dell' elettricità e del magne"tismo date da Maxwell. Poiché la
velocità
della luce è una costante inclusa nelle equazioni di Maxwell, ne segue che tutti
gli osservatori devono misurare lo stesso valore della velocità della luce. In
caso contrario i diversi osservatori troverebbero insiemi diversi di
equazioni di Maxwell.
Questa conclusione viola già di per sé la nostra
intuizione. Consideriamo un esempio semplice: siamo in piedi in una carrozza
ferroviaria che si muove alla velocità di 80 km all'ora, e lanciamo in
avanti una palla da baseball alla velocità di 80 km all'ora. Un osservatore che
si trovasse fuori del treno vedrebbe naturalmente la palla muoversi a 160 km
all'ora: la velocità del treno più la velocità della palla da baseball. Se però,
invece di lanciare una palla, accendiamo una lampadina, il principio di
relatività ci dice che un osservatore al suolo vedrà la luce muoversi alla
velocità di 300.000 km al secondo, e non a 300.000 km al secondo più 80 km
all'ora.
Questa sorta di contraddizione fondamentale fra il modo
in cui noi pensiamo che l'universo dovrebbe comportarsi e l'idea che le leggi di
natura abbiano una validità universale condusse Albert Einstein a riflettere
sulla teoria della relatività. Verso la fine dell'Ottocento c'erano tre
modi in cui si poteva risolvere questa difficoltà:
1) Potevano essere sbagliate le equazioni di Maxwell;
op
pure 2) poteva essere sbagliato il principio di
relatività; oppure 3) potevano essere sbagliate le nostre idee intuitive
sullo
spazio o
sul tempo.
Quest'ultima possibilità deriva dal fatto che, per
calcolare la velocità, dobbiamo dividere la distanza percorsa per il tempo
impiegato a percorrerla. Nel nostro pensiero intuitivo sul problema della luce
della lampadina, per esempio, noi supponiamo che un orologio al suolo e un
orologio sul treno segnino entrambi il tempo nello stesso modo. In realtà ciò
potrebbe essere vero o no, e noi non potremmo mai saperlo se non dopo aver
compiuto le misurazioni.
Negli anni venti alcune serie teorie proposero di
apportare modifiche alle equazioni di Maxwell per far dipendere la velocità
della luce dal moto della sorgente. Sottoposte alla prova dell'esperienza (per
esempio misurando la luce emessa da un sistema binario quando una delle due
stelle del sistema si sta muovendo verso di noi e quando si sta allontanando),
queste modifiche non trovarono conferma. Possiamo dire di fatto che tanto le
equazioni di Maxwell quanto quelle di Einstein sono state abbondantemente
confermate dai fatti. Rimane perciò solo la terza possibilità, che ci sia
qualcosa di sbagliato nelle nostre nozioni intuitive sul modo in cui diversi
osservatori considerano cose come orologi e regoli.
Einstein, riflettendo su questi problemi, comprese che,
l'orologio al polso di un uomo seduto su un tram non segnava il tempo allo
stesso modo dell'orologio di un altro uomo in attesa alla fermata dello stesso
tram. Guardando un oro
logio su una torre, si rese conto che, se si fosse
trovato su un
tram lanciato alla velocità della luce, l'orologio della
torre gli avrebbe dato !'impressione di fermarsi. In tal caso, infatti, egli si
sarebbe allontanato dalla torre, per così dire, a cavalcioni di una singola
cresta di un'onda luminosa. Il suo orologio da tasca, d'altra parte,
muovendosi insieme a lui, avrebbe continuato a ticchettare nel suo modo
solito. Perciò, ragionò Einstein, valeva quanto meno la pena di riflettere
sulla
possibilità che il nostro assunto abituale sul tempo -
che esso sia lo stesso per tutti gli osservatori - sia semplicemente
sbagliato nel caso di oggetti in movimento a velocità prossime a quella
della luce.
Noi pensiamo istintivamente che ci sia qualcosa di
sbagliato nell'idea che la luce viaggi alla stessa velocità tanto se viene
emessa da una sorgente in movimento quanto se proviene da
una sorgente immobile. Il nostro pregiudizio si fonda su
una
vita di esperienze con oggetti in movimento. Ma quanta
di questa esperienza è stata conseguita muovendosi a velocità prossime a quella
della luce? Nessuno di noi ha mai viaggiato a velocità anche di un po' inferiori
a 300.000 km al secondo, cosicché, a rigore, non abbiamo alcuna esperienza su
come la luce o una palla da baseball dovrebbero comportarsi a tali velocità.
L'unica cosa effettivamente violata nell'esempio del
la luce della lampadina che si muove a velocità
relativistica è la nostra attesa spontanea che la natura debba
La dilatazione del tempo
comportarsi nello stesso modo alle alte e alle basse
velocità. Ma questo è solo un assunto e, come altri assunti, prima di poter
essere accettato dev'essere sottoposto alla prova
dell'esperimento.
Esploriamo con mente aperta alcune delle notevoli
conseguenze del principio di relatività e vediamo come le previsi<r ni
della teoria reggano alla prova dell'esperimento.
Un orologio misura a ogni
tic-tac una durata di tempo uguale. Qualsiasi cosa che « ticchetti» può
essere usata per misurare il passaggio del tempo.
Fig.01
L'
« orologio a luce» si compone di una luce lampeggiante, uno specchio e un
ricevitore. Ogni « tic-tac» dell'orologio è il tempo impiegato dalla luce a
compiere il percorso dalla lampada allo specchio e da questo al
ricevitore
Pensiamo a
un orologio composto da una sorgente di luce stroboscopica, da uno specchio e da
uno strumento che registri l'arrivo di un raggio di luce. Ogni «tiC» o «tac»
dell'orologio consiste in un singolo lampo di luce, nella propagazione
della luce sino allo specchio e dal click (o che altro) dello strumento al
ritorno della luce. Se la ricezione della luce al suo ritorno nello strumento
determina il successivo lampo di luce, l'orologio
«ticchetterà»regolarmente. Possiamo immaginare di adattare la distanza dello
specchio così che i «tic-tac» del nostro orologio a luce siano sincronizzati con
i tic-tac di qualsiasi altro tipo di orologio: la pendola del nonno, le
vibrazioni nell'orologio al quarzo che portiamo al polso, e via dicendo.
Nonostante il suo aspetto strano, 1'« orologio a luce» sarebbe un orologio
perfettamente normale.
Fig02

Albert
Einstein si rese conto che un orologio a luce in movimento sembra segnare il
tempo in modo diverso per vari osservatori. Quanto più rapidamente un
orologio si muove di moto relativo verso l'osservatore, tanto piùrapidamente
dovrebbe viaggiare la sua luce, ma la velocità di propagazione della luce è
costante. (Lo specchio si muove assieme all'autocarro.) Einstein concluse
che quando un orologio si approssima alla velocità della luce, il tempo sembra
scorrere più lentamente
Immaginiamo due orologi a luce, entrambi orientati perpendicolarrnente al suolo, uno dei
quali si trovi accanto a noi e l'altro su una macchina che passi accanto a noi a
velocità costante. Predisponiamo le cose in modo tale che, mentre i due orologi
passano l'uno accanto all'altro, entrambe le lampade emettano un lampo di
luce. La luce emessa dall'orologio stazionario raggiunge lo specchio e
viene riflessa verso il ricevitore. Frattanto la luce emessa dall'orologio in
movimento si muove verso l'alto mentre l'intero orologio si muove verso
destra. Ne consegue che la luce emessa dall'orologio in movimento quale è
vista da un osseroatore stazionario al suolo, deve compiere un percorso a
denti di sega, come si vede nella figura.
Il principio di relatività ci dice che la velocità della
luce dev' essere la stessa in tutti i sistemi di riferimento. La luce
nell'orologio in movimento deve percorrere una distanza maggiore, cosicché
impiegherà un tempo più lungo per raggiungere la sua destinazione rispetto
alla luce nell'orologio stazionario, la quale deve compiere solo un percorso
avanti e indietro. L'osservatore al suolo vedrà entrambi i lampi di luce, poi
udrà il tic-tac a luce del suo orologio e solo in seguito udrà il tic-tac
dell'orologio in movimento. La stessa cosa si ripeterà a ogni clic, e l'orologio
in movimento sarà sempre più in ritardo rispetto a quello stazionario. Se la
velocità della luce è la stessa per tutti gli osservatori, ne segue che
gli orologi in movimento vanno più lentamente. Questo è l'effetto noto
come dilatazione del tempo.
Molti reagiscono a questo ragionamento negando che
l'orologio in movimento sia «in realtà» più lento. In quanto insegnanti,
noi abbiamo imparato a riconoscere nell'uso dell'espressione <<Ìn
realtà» un indizio di una forma mentis newtoniana e a usare quest'
obiezione per portare i nostri allievi ad affrontare il vero nocciolo della
teoria della relatività. Quando infatti qualcuno dice che «in realtà» l'orologio
in movimento non va più lento, intende dire che esso appare normale a un
osseroatore che partecipi dello stesso movimento. Per usare la terminologia
del fisico, l'orologio appare normale all'interno del «propriO» sistema di
riferimento.
L'assunto che si cela in
quest'obiezione è che in qualche modo il sistema di riferimento proprio sia
quello «giusto» e che gli altri sistemi siano «sbagliati », e che, se si vuoI
sapere come si comporti «in realtà» l'orologio si debba considerare il sistema
di riferimento suo proprio. La tesi centrale della teoria della relatività è
però che non ci siano sistemi di riferimento «giusti », che non esista
alcuna posizione privilegiata dalla quale si dovrebbero osservare gli eventi.
Ogni osservatore - ogni sistema di riferimento - ha un egual diritto a
essere ascoltato quando si danno descrizioni di eventi
fisici.
Ancora più disturbante della
nozione anti-intuitiva della dilatazione del tempo è il fatto che l'effetto
esiste realmente in natura. Ci sono molte conferme di questa tesi, ma
l'esperimento più clamoroso fu eseguito da scienziati dell'Università
del Michigan. Essi fissarono orologi atomici estremamente precisi a sedili
di prima classe su aerei che facevano il giro del mondo e, una volta completato
il viaggio, confrontarono l'ora segnata da tali orologi con quella di orologi
simili che erano rimasti al suolo. Come ci si attendeva, gli orologi che avevano
viaggiato erano rimasti leggermente indietro.
La dilatazione del tempo, oltre
a essere facilmente derivabile dal principio di relatività, è dunque anche
confermata dall'esperimento. Per quanto possa sembrare difficile conciliare
questo fatto con la nostra intuizione, gli orologi in sistemi di
riferimento in moto rimangono indietro rispetto a orologi stazionari. Nella
nostra esperienza normale questo rallentamento è troppo piccolo per poter
essere misurato tranne che con strumenti di estrema precisione: un orologio
che avesse viaggiato a 100 km all'ora dall'inizio dell'universo a oggi sarebbe
rimasto indietro di un solo secondo. Se la velocità dell'orologio in movimento è
piccola rispetto alla velocità della luce, la larghezza del dente di sega sarà
piccola e la distanza percorsa dai due raggi di luce sarà press'a poco la
stessa. Differenze apprezzabili si manifestano solo quando i denti di sega sono
molto larghi (cioè quando la velocità dell'orologio si approssima a quella della
luce).
Per ora non siamo ancora
costretti a rinunciare alla nostra intuizione sugli orologi in relazione
all'esperienza quotidiana, ma se l'uomo svilupperà mai astronavi in grado di
viaggiare a velocità prossime a quella della luce, la dilatazione della luce
potrebbe avere conseguenze disastrose per i futuri genealogisti.
Viaggiatori spaziali a velocità elevatissime, invecchiando lentamente nel corso
delle loro lunghe spedizioni, potrebbero tornare da un viaggio più giovani
dei loro figli rimasti sulla Terra!
Tu stesso puoi verificare la tua comprensione della
dilatazione del tempo convincendoti che un osservatore che viaggi accanto
all'orologio in movimento penserà che l'orologio sulla terra stia andando più
piano.
Altre previsioni della relatività
ristretta
Einstein chiamava il tipo di esercizio che abbiamo
appena fatto per l'orologio in movimento un Gedankenexperiment ( «
esperimento concettuale" ). È una tecnica che ci consente di comprendere il
comportamento essenziale di cose come gli orologi, anche se l'esecuzione di tale
particolare esperimento potrebbe essere tecnicamente difficile. Altri
esperimenti mentali permisero a Einstein di trarre conclusioni
sorprendenti dalla sua teoria ristretta della
relatività:
l) I regoli in movimento sono più corti di quelli
stazionari.
Quando un oggetto si muove, si contrae - si accorcia
fisi
camente - nella direzione del movimento. Così, una palla
da baseball che si muovesse alla velocità della luce, o a una velocità prossima
a quella della luce, apparirebbe appiattita, come un biscotto visto di
taglio.
2) Gli oggetti in movimento hanno una massa
maggiore.
Quanto più velocemente si muove un oggetto, tanto
mag
giore diventa la sua massa e tanto più difficile è
deviarlo dal suo corso. Quando un oggetto in movimento si approssima alla
velocità della luce, la sua massa - qual~ che essa sia allo stato di quiete -
tende all'infinito. Questo risultato conduce al comune fraintendimento che nulla
possa muoversi più "'elocemente della luce. La relatività non dice nulla del
gene
re: essa dice solo che nessuna cosa che si muova a una
velocità inferiore a quella della luce può essere accelerata sino a
raggiungere e a superare tale velocità. C'è ancora spazio per il Wmp drive,
il motore dei telefilm della serie Star Trek capace di far viaggiare
le astronavi a velocità molto superiori a quella della
luce!
3) E = mè.
Il
risultato più famoso della teoria della relatività è
l'equi
valenza di massa ed energia. Questa semplice equazione
èstata elevata a livello di folklore, ed è forse l'unica equazione della fisica
a godere di un tale status. Essa dice, in, effetti, che la massa non è altro che
un'altra forma dell'energia. La massa può anche sparire, purché venga
sostituita da una quantitàequivalente di energia in una forma diversa. Più
sorprendentemente, se c'è una quantità di energia disponibile (per esempio
nella collisione fra due particelle) una parte di tale energia può essere
convertita in massa, e può essere creata una nuova particella in precedenza
inesistente. La nuova particella non è creata «dal nulla », bensì da energia
tratta da un'altra sorgente.
Poiché la velocità della luce, c, è un numero
molto grande, la conversione di un pezzetto di massa può produrre una quantità
grandissima di energia. Inversamente, si richiede una grande quantità di energia
per produrre anche una piccola particella. Un blocco di cemento abbastanza
piccolo da poter stare sotto il nostro tavolo da cucina, se fosse
trasformato completamente in energia potrebbe fornire corrente elettrica
agli Stati Uniti per più di un anno.
Conferma sperimentale
Gli scienziati hanno potuto verificare tutte queste
previsioni della relatività ristretta. Per esempio, i fisici usano di solito
acceleratori di particelle per portare fasci di protoni e di elettroni a
velocità prossime a quella della luce. Le particelle che vengono accelerate sono
mantenute mediante grandi magneti all'interno di un percorso preordinato, e la
forza esercitata dai magneti dev’essere regolata in modo da tenere conto
dell’accrescimento della massa delle particelle.Ogni volta che si usa una di
queste macchine, si ha una conferma delle predizioni della teoria della
relatività.
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Rif. “La scienza per tutti “ Robert M.Hazen – James Trefil Ed CDE Spa su licenza
Longanesi & C