Il documento è protetto da
copyright. Fatene un uso strettamente personale. E' vietato qualsiasi ulteriore
atto di utilizzazione (reimmissione in rete, diffusione, riproduzione in copia)
senza la dovuta autorizzazione o citazione della fonte di provienienza. Pippo Panascì www.ibeans.it
Rapida visita al sistema solare
Il
sistema solare
Il nostro Sole si formò da
una nube di polvere interstellare in lenta rotazione. Quasi tutto il materiale
di quella nube fu attratto nel protosole, ma una minuscola frazione di quella
massa si concentrò invece in nove pianeti, più un'eterogenea collezione di
asteroidi e satelliti, che adottarono orbite stabili attorno al Sole. Questa
collezione di oggetti piccoli e relativamente freddi forma, assieme al Sole,
il sistema solare.
Il fatto che i pianeti si
siano formati da un globo di gas in rotazione, che andava gradualmente
contraendosi e riscaldandosi, spiega varie delle regolarità che notiamo
osservandoli, In primo luogo, tutte le orbite planetarie si trovano nel piano
dell'equatore del nostro Sole, e tutti i pianeti si muovono nella stessa
direzione nel loro moto orbitale attorno al Sole. Questa uniformità di
comportamento è dovuta al fatto che la rotazione della nube in contrazione
tendeva a proiettare materiali verso l'esterno nel piano della rotazione, e fu
in quel piano che si formarono infine i pianeti. Possiamo immaginare il processo
della formazione del sistema .solare come qualcosa di simile all'aggregazione
gravitazionale descritta per la formazione di una stella; la maggior parte
delle polveri che formavano la nube assunsero la forma di un disco rotante al
protosole, e da concentrazioni a varie distanze presero forma i pianeti.
Vicino al Sole le temperature
nella nube erano abbastanza alte da vaporizzare sostanze come il metano e
l'ammoniaca. Le particelle emesse dal Sole spinsero questi e altri gas nello
spazio, lasciando nella nube a formare i pianeti solo sostanze solide. Ecco
perché la parte interna del sistema solare è popolata da pianeti piccoli e
rocciosi. Più all'esterno, però, metano, acqua e ammoniaca ghiacciarono e la
disponibilità originaria di idrogeno ed elio non fu modificata sensibilmente
dal protosole. Ecco perché nelle regioni più esterne del sistema solare
troviamo i cosiddetti giganti gassosi: i grandi pianeti formati primariamente
da idrogeno, elio, metano e ammoniaca ghiacciati.
Nell'intero sistema planetario
sono disseminati i residui del processo di costruzione: materiali che, per una
ragione o per un'altra, non furono mai inclusi in corpi maggiori. La fascia
degli asteroidi, compresa fra le orbite di Marte e di Giove, contiene i resti
rocciosi di un pianeta che non riuscì mai a formarsi, forse in conseguenza
della perturbazione gravitazionale di Giove. Molto oltre l'orbita di Plutone
c'è uno sciame di comete lentamente orbitanti, chiamato la nube di Oort (dal
nome dell'astronomo olandeseJan Oort). Di tanto in tanto qualche collisione, o
qualche altra perturbazione, nella nube di Oort, può determinare la caduta di
nuove comete verso la parte interna del sistema solare, dove qualcuna di esse
(come la cometa di Halley)
può essere catturata dalla gravità
del Sole e costretta a seguire orbite regolari e prevedibili. Tutti questi
corpi sono immersi in un tenue campo magnetico che si origina in profondità
all'interno del Sole e si estende verso l'esterno fino a unirsi col campo
magnetico galattico. I singoli pianeti sono racchiusi a loro volta nei loro
campi magnetici, e un flusso
costante di particelle emanante dalla superficie del Sole, detto vento solare,
si muove lungo le linee del campo interplanetario
I
pianeti terrestri
I pianeti Mercurio, Venere,
Terra e Marte, assieme al satellite della Terra, la Luna, vengono designati di
solito come i pianeti terrestri. Sono corpi celesti relativamente piccoli e
rocciosi. Mercurio e la Luna hanno un campo gravitazionale troppo debole per
poter trattenere gas alla loro superficie, ma gli altri tre hanno un'atmosfera.
Venere è avvolta da nubi, ma
la sua topografia è stata rilevata per mezzo di radar trasportati da veicoli in
orbita attorno al pianeta. Alcune sonde sovietiche sono scese sulla sua
superficie, sulla quale vige una temperatura di quasi 500 cC. Fra tutti i
pianeti, Venere è quello di dimensioni più simili a quelle della Terra.
Il diametro di Marte è pari a
metà circa di quello della Terra. Il pianeta ha un'atmosfera rarefatta,
composta principalmente da anidride carbonica, e il colore rosso della sua
superficie deriva dal ferro ossidato (arrugginito) presente nelle sue rocce e
nel suo suolo. Non ci sono prove dell'esistenza di vita o d'acqua allo stato
liquido su Marte; sul «pianeta rosso », inoltre, non ci sono «canali»
artificiali, nonostante una leggenda dura a morire. Nel 1976 le sonde ame
ricane Viking 1 e 2 ci hanno
fornito immagini spettacolari riprese durante il volo orbitale intorno al
pianeta e dopo la discesa senza equipaggio sul suolo di Marte.
I
pianeti gioviani
Giove, Saturno, Urano e
Nettuno sono chiamati pianeti« gioviani ». Il pianeta più grande di tutti, lo
stesso Giove, ha massa
oltre trecento volte maggiore
di quella della Terra. Questi pianeti hanno probabilmente un nucleo roccioso
leggermente più grande di quello di un pianeta terrestre, ma esso èsepolto
sotto migliaia di chilometri di idrogeno, elio, metano, acqua e ammoniaca
liquidi e solidi. Tutti i pianeti gioviani hanno vari satelliti e sistemi di
anelli; gli anelli più noti e spettacolari sono quelli di Saturno. Essi sono
tutti lontani dal Sole e perciò sono molto freddi. Alcuni loro satelliti sono
in pratica, per massa, veri e propri pianeti, più grandi di Mercurio. Tutti i
pianeti gioviani sono stati osservati a distanza ravvicinata dalle sonde
Pioneer e Voyager, che ci hanno trasmesso immagini di grande suggestione
Plutone
Plutone è di solito il
pianeta più lontano dal Sole, anche se di tanto in tanto la sua orbita entra
all'interno di quella di Nettuno per parte del suo anno. Plutone è piccolo e
roccioso e ha un grande satellite, Caronte. A causa del suo aspetto non
gioviano, alcuni astronomi pensano che Plutone possa essere, più che un vero
pianeta, una grande cometa catturata dall'attrazione del Sole, con la
complicità degli effetti gravitazionali dei grandi pianeti.
Galassie
Le stelle non sono
disseminate a caso nell'universo, ma sono raccolte in grandi aggregazioni dette
galassie. Il nostro Sole, per esempio, fa parte di un gruppo di circa 100
miliardi di stelle chiamato la galassia della Via Lattea, o semplicemente la
Galassia. Come tre quarti di tutte le galassie, il nostro sistema stellare, che
ha un diametro di circa 120.000 anniluce, è un disco rotante appiattito con
bracci spirali splendenti. In una notte serena possiamo vedere a occhio nudo
circa 2500 stelle, tutte appartenenti alla galassia della Via Lattea. Sono
visibili anche alcune chiazze di luce sfocata un tempo chiamate tutte
indiscriminatamente nebulose. Di aspetto apparentemente assai modesto nel
grande spettacolo celeste, esse sono per lo più altre galassie, con miliardi di
stelle, pianeti e forse forme di vita simile alla nostra. (Alcune nebulose sono
però in realtà grandi masse di gas estremamente rarefatto, i cui atomi sono
eccitati alla luminescenza da stelle vicine.)
La scoperta dell'esistenza di
altri «universi isole» oltre alla nostra galassia fu compiuta nel 1923
dall'astronomo americano Edwin Hubble usando il nuovo telescopio di 2,54 metri
di Monte Wilson, nei pressi di Los Angeles. Fino alla costruzione di questo
telescopio, gli astronomi, come chi si sforzi invano di leggere caratteri molto
piccoli senza occhiali, avevano tentato senza molto successo di comprendere la
vera natura delle «nebulose ».
( La galassia spirale M8l
nell'Orsa Maggiore, che contiene miliardi di stelle, è una fra le galassie più
vicine alla nostra.
La nostra galassia della Via Lattea, se fosse
osservata da una distanza di 4 milioni di anni-luce )
L'avvento del telescopio di
Monte Wilson modificò la situazione. Hubble poté individuare nelle « nebulose»
tipi di stelle di cui gli astronomi si servivano per stabilire distanze
all'interno della Galassia. Usando misurazioni di queste stelle, egli mostrò
che la nebulosa di Androme da (oggi galassia di Andromeda) si trova a circa 2
milioni di anni-luce, molto oltre i confini della nostra galassia. Grazie alle
sue ricerche, oggi sappiamo che la nostra galassia è solo una dei miliardi di
galassie, ognuna formata da miliardi di stelle, che popolano l'universo.
La maggior parte delle
galassie, come quella della Via Lattea, sono luoghi relativamente tranquilli e
accoglienti dove il lento processo del ciclo di vita delle
stelle si svolge senza
scosse. Un piccolo numero di galassie sembrano però contenere
una sorta di violenza che è
sconosciuta nel nostro tranquillo vicinato. Esplosioni catastrofiche lacerano
la regione centrale di varie galassie, espellendo
immensi getti di materiali a
centinaia di migliaia di anni-luce di distanza. Queste galassie attive emettono
di solito grandi quantità di energia sotto forma di onde radio, e perciò sono
oggetti molto luminosi nel cielo delle onde radio.
Le più interessanti fra le
galassie attive sono i quasar (il nome proviene dalla contrazione di
quasi-stellar radio source, «sorgenti radio quasi stellari»). Un quasar può
facilmente emettere in un secondo più energia di quanta non ne emetta il Sole
in tutta la sua vita. Le migliaia di quasar noti in cielo si trovano di solito
a distanze grandissime dalla Terra: di fatto gli oggetti più lontani che si
conoscano sono proprio quasar. Secondo una teoria corrente i quasar sarebbero
uno stadio primitivo, violento, nell'evoluzione delle galassie. Secondo tale
teoria la luce proveniente dai quasar avrebbe viaggiato per raggiungerci per
miliardi di anni, in alcuni casi dagli inizi stessi dell'universo. La Galassia
potrebbe essere stata un tempo un quasar e potrebbe apparire oggi come tale ad
astronomi che si trovassero all'altro capo dell'universo.
Telescopi
Le ricerche di Hubble
illustrano un punto importante concernente l'astronomia. La nostra conoscenza
dell'universo èintimamente connessa alla capacità di costruire telescopi grandi
(e costosi) per scoprire e registrare la radiazione che ci proviene dallo
spazio cosmico. Come regola empirica, un grande telescopio per un osservatorio
terrestre costa quanto un grande svincolo stradale. Fu così quando fu costruito
il telescopio a specchio di 254 cm di Monte Wilson, all'inizio del Novecento, e
fu ancora così quando fu costruito il più famoso telescopio Hale di 508 cm di
apertura di Monte Palomar negli anni trenta e, dati i ritmi correnti di
inflazione, sarà ancora così quando sarà terminata la prossima generazione di
telescopi.
Oggi nella costruzione di telescopi
ci sono due settori distinti: quello dei telescopi per osservatori terrestri e
quello dei telescopi orbitali. Il telescopio di 508 cm di Palomar rappresenta
un culmine nella costruzione dei grandi telescopi costruiti con blocchi
singoli di vetro, superato solo dal riflettore di 6 m del Monte Semirodniki,
nel Caucaso (URSS). Oggi i telescopi usano le risorse dell'elettronica moderna
per conseguire molto più facilmente gli stessi risultati. Il telescopio Keck,
costruito dal California Institute ofTechnology a Mauna Kea, Hawaii, è un
esempio di questo nuovo orientamento tecnico. Esso è composto da molti piccoli
specchi: la sua superficie di lavoro assomiglia in effetti a un piatto di
patatine fritte. Ognuno di questi piccoli specchi è controllato da un computer
che corregge costantemente l'intero complesso per mantenere tutto a fuoco. In
questo modo una serie di piccoli specchi può sostituire un grande blocco
singolo di vetro, producendo un telescopio che, nella
sua capacità di concentrare
luce, è più potente del riflettore Hale di Palomar.
Analogamente, i radio
telescopi non vengono più costruiti con gigantesche antenne paraboliche singole
- versioni smisurate delle antenne televisive domestiche - ma come una schiera
di paraboloidi singolarmente controllati le cui posizioni sono
coordinate da un computer
centrale. Il più grande di questi radio telescopi è il VLA (Very Large Array)
ubicato nel deserto nei pressi di Socorro, New Mexico.
Soltanto la luce visibile e
le onde radio possono penetrare attraverso l'atmosfera terrestre, raggiungendo
i telescopi installati al suolo. Per osservare le altre parti dello
spettro elettromagnetico,
dobbiamo portare i nostri strumenti al di sopra dell'atmosfera.
Gli strumenti trasportati da
satelliti hanno molto ampliato la nostra comprensione dell'universo. Per il
futuro sono previsti osservatori orbitali permanenti per l'astronomia
nell'infrarosso e nei raggi x. Questi osservatori vengono designati con le
sigle SIRTF (Satellite InfraRed Telescope
Facility, Apparato orbitale
per l'osservazione nell'infrarosso) e AXAF (Advanced X-my Astronomy Facility,
Apparato avanzato per l'astronomia nei raggi x).
L'osservatorio orbitante più
famoso è il Telescopio Spaziale Hubble (Hubble Space Telescope, HST), che fu
lanciato nell'aprile 1990. Progettato primariamente per l'osservazione nella
luce visibile e nell'ultravioletto, quando potrà operare regolarmente
permetterà agli astronomi di osservare oggetti remoti con una risoluzione
senza precedenti. Esso non vedràperò a distanze maggiori di quelle già
raggiunte dai migliori telescopi installati a terra.
Frontiere
La
ricerca di nuovi pianeti
Altre stelle oltre al Sole
hanno sistemi planetari? I pianeti non emettono luce visibile - noi vediamo i
pianeti del sistema solare vicini solo perché riflettono la luce del Sole -, ma
emettono radiazione infrarossa. Una frontiera dell'astronomia futura sarà la
ricerca di pianeti attorno ad altre stelle. Oggi si ha qualche prova
dell'esistenza di grandi compagni oscuri di piccole stelle vicine, ma potrebbe
trattarsi di sistemi di stelle doppie piuttosto che di sistemi planetari.
SETI
La ricerca di forme di
intelligenza extra terrestre
(Search far ExtraTerrestriallntelligence,
donde la sigla SETI), o anche solo di forme di vita extraterrestre, colpisce
l'immaginazione ma non ha una priorità elevata fra gli astronomi. Sappiamo, dal
programma spaziale, che nel sistema solare non esiste con ogni probabilità
alcuna forma di vita, eccezion fatta ovviamente per la Terra. Ci sono
programmi per controllare stelle vicine (che potrebbero avere o no pianeti),
alla ricerca di messaggi radio trasmessi da extraterrestri, ma questi programmi
tendono a
essere operazioni su scala
piuttosto modesta. Alcuni scienziati sostengono che la
specie umana èprobabilmente
unica nella Galassia, perché è estremamente improbabile che tutte le condizioni
necessarie alla produzione di vita intelligente si siano realizzate nel nostro
vicinato galattico. Noi pensiamo comunque che queste ricerche si debbano fare.
Se troveremo altri esseri intelligenti nello spazio,
le implicazioni saranno estremamente importanti. Se non ne troveremo, saranno
ancor più importanti
Il documento è protetto da
copyright. Fatene un uso strettamente personale. E' vietato qualsiasi ulteriore
atto di utilizzazione (reimmissione in rete, diffusione, riproduzione in copia)
senza la dovuta autorizzazione o citazione della fonte di provienienza. Pippo Panascì www.ibeans.it
Rif. “La scienza per tutti “ Robert M.Hazen – James Trefil