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senza la dovuta autorizzazione o citazione della fonte di provienienza. Pippo Panascì www.ibeans.it
Rif. “La scienza per tutti “ Robert M.Hazen – James Trefil
La
morte delle stelle
Ogni stella, sia che abbia
condotto un'esistenza dissipatrice sia che abbia vissuto nel più modesto anonimato,
finirà col bruciare tutto il suo idrogeno, dopo di che si troverà con la
regione centrale ricca di elio. Una volta esaurito l'idrogeno, la forza diretta
verso l'esterno generata dalle reazioni nucleari scompare ed è la gravità a
esercitare la sua attrazione inesorabile verso l'interno. Le parti interne
della stella cominciano a contrarsi e a riscaldarsi. Per una stella come il
Sole il riscaldamento interno produce per qualche tempo più energia quando
l'idrogeno brucia immediatamente fuori del nucleo e le regioni più superficiali
della stella sono spinte ancor più verso l'esterno, dando origine a quella che
gli astronomi chiamano una gigante rossa. Fra cinque miliardi di anni il corpo
del Sole si espanderà fino a superare l'orbita di Venere, inghiottendo i due
pianeti più interni e bruciando la superficie della Terra.
Il nucleo della stella
continua a contrarsi anche quando la parte più esterna dell'astro si espande, e
ben presto la regio
ne centrale diventa così
calda che l'elio stesso, la cenere dei fuochi dell'idrogeno, dà inizio a una
nuova fase di reazioni di fusione. Nel corso di una nuova serie di reazioni,
tre nuclei di elio si fondono dando origine a nuclei di carbonio. Una volta
consumato l'elio (processo che, in una stella come il Sole, potrebbe richiedere
solo pochi minuti), il collasso riprende con rinnovata energia. Gli strati
esterni vengono soffiati via, mentre la regione interna continua a contrarsi.
Non essendoci più combustibile da bruciare, il collasso della stella dev'essere
arrestato da qualcos'altro. Quel «qualcos'altro », per il Sole e le stelle
simili a esso, è legato al comportamento degli elettroni. Gli elettroni nella
stella non possono comprimersi oltre un certo limite (per il «principio di
esclusione»
di Pauli). Perciò un volume
dato non può contenerne più di un numero ben preciso. Quando il nucleo della
stella è collassato fino a raggiungere le dimensioni della Terra, i suoi
elettroni avranno raggiunto il punto oltre il quale non potranno più essere
compressi e la stella rimarrà stabile per sempre, con la gravità che attrarrà
verso il basso e gli elettroni che spingeranno verso l'alto. Una stella
mantenuta stabile dalla pressione dei suoi elettroni si chiama una nana
bianca. Essa non genera energia interna, avendo consumato tutto il suo
combustibile, ma continua a risplendere per molto tempo mentre va
raffreddandosi.
Attualmente i teorici
ritengono che possono terminare la loro esistenza come nane bianche stelle con
massa fino a 3-4 volte maggiore di quella del Sole. Una tale stella, composta
per intero da nuclei di carbonio, è veramente, come dice una filastrocca
infantile, «come un diamante nel cielo ».
Se però la stella ha una
massa molto grande, la sua morte è assai più spettacolare. Bruciato rapidamente
tutto il suo idrogeno, dopo un breve collasso la stella comincia a bruciare
elio con produzione di carbonio. Esaurito anche l'elio e ripreso !'inevitabile
collasso, le temperature al centro della stella diventano così elevate che
persino il carbonio viene coinvolto in una nuova reazione di fusione. Questo
processo continua, e le ceneri di ogni stadio vengono utilizzate come
combustibile per la reazione
di fusione successiva nel tentativo disperato della stella di scongiurare
l'inevitabile. Nelle fasi finali della combustione nucleare, si comincia a
produrre ferro. Il ferro è l'ultima cenere dei fuochi nucleari. È impossibile
ricavare altra energia dal ferro facendolo fondere con altri nuclei, e
altrettanto impossibile è ottenerne energia per fissione. Quando la sua regione
centrale è intasata dal ferro, la stella non dispone più di alcun modo per
produrre nuova energia. Essa riprende il collasso, ma questa volta la forza
esercitata dagli elettroni non è sufficiente a contrastare la gravità. Nel
nucleo della stella gli elettroni sono costretti a fondersi con i protoni dando
origine a neutroni, e il nucleo si contrae rapidamente in una sfera di neutroni
- una stella di neutroni - del diametro di circa 15 km. La forza di gravità e
la pressione che i neutroni esercitano l'uno contro l'altro si controbilanciano
e, purché la gravità non sia eccessivamente forte, il nucleo si stabilizza.
Le
supemovae e le loro conseguenze
Quando si verifica il
collasso del nucleo, alle parti esterne della stella viene, per così dire, a
mancare il terreno sotto i piedi. Esse cominciano allora a cadere rapidamente
verso l'interno, fino a incontrare il nucleo di neutroni che rimbalzano e un
flusso di neutrini creati nelle reazioni nucleari. Questo incontro produce una
reazione violenta nel corso della quale la stella letteralmente si lacera. Per
una mezz'ora circa, la carcassa stellare è attraversata da onde d'urto le quali
creano temperature in cui vengono sintetizzati freneticamente tutti gli
elementi chimici sino all'uranio e al plutonio, che poi vengono espulsi nello
spazio. Per alcuni giorni la stella può emettere più energia dell'intera
galassia di cui fa parte. Questo evento è noto come un'esplosione di supernova:
la catastrofe stellare più spettacolare che si conosca. Quando in una supernova
si è dissolto il polverone, il prodotto finale potrebbe essere una stella di
neutroni o un buco nero: non sappiamo ancora abbastanza per poterlo predire con
certezza
Il 23 febbraio 1987
un'esplosione di supemova divenne visibile in una regione vicina alla nostra
galassia, la Grande Nube di Magellano, Gli astronomi si trovarono ad avere un
posto di prima fila da cui poter osservare lo spettacolo, oltre che una
possibilità di verificare le loro teorie sulla vita °e la morte delle stelle.
Le teorie superarono brillantemente la prova.
Quando lo spettacolo
pirotecnico di un'esplosione di supemova si è esaurito, tutto ciò che rimane
della grande stella originaria è un nucleo formato da neutroni: una sfera di
neutroni solidi del diametro di circa IO km. La stella di neutroni ha di
solito una rotazione molto veloce - compiendo normalmente da trenta a cinquanta
rotazioni sul suo asse al secondo - poiché il collasso accelera la rotazione
inizialmente lenta della stella (si ricordi l'esempio della patùnatrice sul
ghiaccio) . Anche il campo magneùco originario della stella è stato concentrato
dal collasso, e sulla stella di neutroni esiste ora un campo molù bilioni di
volte più intenso che alla superficie della Terra.
Gli elettroni che scendono
spiraleggiando verso i poli magneùci nord e sud della stella rotante emettono
energia, per la massima parte sotto forma di onde radio. Questa radiazione
viene irradiata nello spazio sotto forma di un fascio ristretto concentrato al
polo della stella. Possiamo immaginarcela come qualcosa di simile al fascio di
luce emesso da un faro. Quando il fascio passa nella nostra direzione riceviamo
un impulso di onde radio, cui succede il buio e poi, dopo una brevissima
frazione di secondo, un altro impulso. Quando quesù segnali pulsanù furono
captaù per la prima volta, furono chiamaù «LGM» (per Little Green Men, «omini
verdi»), perché sembravano segnali in codice e si pensava alla possibilità che
fossero staÙ trasmessi da qualche popolazione intelligente. Oggi sappiamo che
tali segnali sono emessi da stelle di neutroni rotanù, che gli astronomi
chiamano pulsar. In cielo ci sono circa 500 pulsar note e probabilmente molte
altre attendono di essere scoperte.
Se la stella ha una massa
molto grande, la pressione esercitata dai neutroni non sarà sufficiente a
opporsi alla gravità, e il collasso continuerà fino alla formazione di un buco
nero. I buchi neri rappresentano il trionfo supremo della gravità, la sconfitta
finale della stella.
Il quadro che abbiamo oggi
della vita delle stelle è quindi questo: molto presto nella storia
dell'universo si formarono grandi stelle, le quali vissero intensamente la loro
breve vita e divennero supernovae. Negli ultimi istanti della loro esistenza,
queste stelle sintetizzarono tutti gli elementi chimici noti, dopo di che li
sparsero nello spazio. Qui questi elementi furono incorporati in una nuova
generazione di stelle, mentre la concentrazione di elementi pesanti aumentava
in tutto l'universo.
Tutti gli elementi più
pesanti dell'elio, compreso il ferro nel nostro sangue e il calcio nelle nostra
ossa, sono stati prodotti all'interno di stelle. Noi, tutti noi, siamo fatti di
materia stellare.
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