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senza la dovuta autorizzazione o citazione della fonte di provienienza. Pippo Panascì www.ibeans.it
Rif. “La scienza per tutti “ Autori: Robert M.Hazen – James
Trefil
Astronomia
IN una fredda notte serena
senza luna, lontano dalle luci delle città, il cielo è stupendo. Possiamo allora
ammirare con meraviglia il mare maestoso di stelle - migliaia di puntini
luminosi ammiccanti - solcato da una mezza dozzina di pianeti e,
occasionalmente, dalle improvvise tracce luminose delle
meteore.
Anche gli scienziati, come gli
altri esseri umani, contemplano il cielo con reverente ammirazione, e si
pongono domande sul significato di quel grandioso spettacolo notturno.
Osservate a occhio nudo, le stelle ci appaiono come puntini luminosi, alcuni più
splendenti e altri più deboli, alcuni lampeggianti con tonalità di rosso o
di azzurro. Quando peròosserviamo il cielo al telescopio, vediamo molti tipi
diversi di stelle. Alcune sono caldissime e dense, e bruciano il loro
combustibile nucleare a un ritmo incredibile. Altre sono fredde, e consumano il
combustibile molto più lentamente. Vediamo stelle nella loro infanzia e stelle
che stanno invecchiando. E, in rarissime occasioni, possiamo osservare una
stella morente, dilaniata da una devastante esplosione finale. Tutta questa
varietà di stelle ci racconta una storia:
Le stelle vivono e muoiono come
qualsiasi altra cosa.
La vita di ogni stella è una
lotta costante contro la forza di gravità, la quale cerca di farla collassare. A
questa forza irriducibile, le stelle oppongono una varietà di strategie con
le quali spesso riescono a raggiungere un equilibrio. Alcune di queste strategie
permettono alle stelle di scongiurare il collasso temporaneamente, altre di
evitarlo per sempre. Nulla può però proteggere le stelle di massa maggiore dal
collasso che le trasformerà in buchi neri, la vittoria suprema della gravità
sulla materia.
La nascita
delle stelle
Tutte le stelle iniziano la
loro esistenza sotto forma di nubi di polvere diffuse nello spazio cosmico. Da
qualche parte nella nube ci sarà casualmente una densità maggiore, e la forza di
gravità esercitata da quest'area a maggiore concentrazione attrarrà verso di
essa altra materia dalle regioni più vicine. Il prolungarsi di questo processo
determinerà la formazione di una concentrazione di materia sempre più grande,
cosicché si può facilmente prevedere che la nube comincerà a collassare
attorno alla concentrazione originaria di materia.
Al progredire della
concentrazione aumentano la pressione e la temperatura al centro della
protostella. Innanzitutto gli elettroni vengono strappati ai loro atomi e si
forma un plasma. Poi, mentre la concentrazione continua, i nuclei nel plasma
cominciano a muoversi sempre più rapidamente, finché a un certo punto la
loro velocità supera la repulsione elettrica esistente fra i pro toni dei
diversi nuclei. I nuclei si uniscono e comincia la fusione nucleare: si
accendono i fuochi nucleari. L'energia liberata dalla fusione si propaga
dalla regione centrale della stella verso l'esterno, generando nel gas
circostante una pressione che controbilancia l'attrazione della gravità verso
l'interno. Quando l'energia raggiunge gli strati esterni, viene irraggiata nello
spazio sotto forma di ra
diazione elettromagnetica e la
nube, stabilizzata, comincia a risplendere. È nata una
stella.
Il combustibile primario per la
reazione della fusione nucleare è l'idrogeno. Due protoni (i nuclei di
atomi di idrogeno) si uniscono a formare deuterio (un isotopo
dell'idrogeno composto da un protone e un neutrone) e alcune altre
particelle. Successive collisioni del deuterio con altri pro toni conducono
infine alla produzione di eli0-4, un nucleo formato da due protoni e due
neutroni. In forma simbolica, la reazione nucleare può essere scritta nel modo
seguente:
4 protoni -+ elio + energia +
particelle residue. Come nelle reazioni nucleari, l'energia è fornita dalla
con
versione di massa (in questo
caso una parte della massa dei quattro pro toni iniziali).
Mentre la stella sta
contraendosi e stabilizzandosi, alcuni eventi interessanti accadono alla sua
periferia. La nube originaria avrà, in generale, una qualche modesta
rotazione. Quando comincia la contrazione, aumenta la velocità di
rotazione. La nube si comporta come una pattinatrice sul ghiaccio, la quale
aumenta la sua velocità di rotazione portando le braccia distese lungo il
corpo. Se nulla si oppone a questa contrazione, la rotazione della stella
diventerà sempre più veloce, sino a condurre alla lacerazione dell'astro. La
stella nascente può evitare questa sorte in due modi: può dividersi in due,
formando un sistema binario, oppure può formare pianeti. In entrambi i casi la
rotazione si trasferisce dal corpo della stella alla rivoluzione delle stelle o
dei pianeti attorno a un comune centro di gravità (che nel caso di pianeti
si trova all'interno della stella). La maggior parte delle stelle pare
imbocchino la via del sistema binario: almeno due terzi delle stelle che si
vedono in cielo sarebbero stelle doppie o sistemi stellari multipli. La
ricerca di altre stelle circondate da pianeti oltre al Sole è in corso, ma
gli astronomi non sono stati ancora in grado di dimostrare l'esistenza di
sistemi planetari simili al nostro.
La durata di
vita delk stelk
La fame di idrogeno delle
stelle è dawero prodigiosa. Il Sole, per esempio, consuma circa 700 milioni di
tonnellate al secondo, 5 milioni circa delle quali sono convertite in
energia
(primariamente sotto forma di
raggi gamma). Eppure il nostro astro centrale è così grande che ha finora
bruciato il suo idrogeno a questo ritmo per 4,6 miliardi di anni e continuerà a
farIo per altri cinque miliardi di anni prima di esaurire la sua scorta di
combustibile.
Quanto dura la vita di una
stella? Essa dipende, ovviamente, dalla quantità di idrogeno disponibile e
dalla rapidità con cui viene consumata. Stranamente, -quanto più grande è
una
stella tanto più breve è la sua
vita. La ragione di questo apparente paradosso è semplice: quanto più grande è
una stella tanto maggiore è la forza gravitazionale che cerca di causarne il
collasso, e tanto più idrogeno dev' essere consumato per produrre la
pressione necessaria per mantenere la stella stabile. Il Sole, stella abbastanza
comune, ha sufficiente combustibile per tenere in scacco la gravità per dieci
miliardi di anni, mentre una stella di massa trenta volta maggiore di quella del
Sole dovrà bruciare il suo combustibile a un ritmo così intenso da dilapidarlo
in pochi milioni di anni, durante i quali irraggerà nello spazio grandi quantità
di energia. Una stella molto più piccola del Sole, invece, vivrà per decine di
miliardi di anni, più dell'attuale età dell'universo. La stella condurrà allora
una vita poco appariscente, irraggiando nello spazio un'energia molto
modesta e centellinando il suo idrogeno in una vita lunga e
frugale.
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