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autorizzazione o citazione della fonte di provienienza. Pippo Panascì www.ibeans.it
L'universo
meccanico - Il moto
ii. può dire che la scienza
moderna abbia avuto inizio con Isaac Newton (1642-1727) in Inghilterra. Secondo
Newton l'universo è assimilabile a un orologio. In un orologio l'aspetto
esterno - il lento moto delle lancette - è il risultato del moto di ingranaggi
interni. Nello stesso modo, tutti i fenomeni naturali che vediamo nel mondo
attorno a noi sono il risultato di poche leggi naturali che operano sotto la
superficie delle cose. Newton dimostrò che:
Un insieme di
leggi descrive tutti i moti.
Per Newton il fatto chiave nel
moto è che esso si verifica in risposta all'azione di una o più forze. Gli «
ingranaggi» che connettono forze e moti sono le tre leggi del moto di
Newton. le quali si applicano a tutto ciò che si muove. I gas espulsi
violentemente da una supernova che esplode, un pallone calciato lontano e le
cellule del sangue nelle nostre arterie: tutti questi oggetti si muovono in
accordo con queste leggi molto semplici ma molto generali.
Il moto
uniforme e accelerazione
Se
decidiamo di studiare un fenomeno come il moto, la prima cosa che dobbiamo fare
è stabilire quali tipi di moti si trovino in natura. Gli scienziati riconoscono
solo due tipi di moto: uniforme e accelerato. Tutto ciò che esiste nell
'universo è o in moto uniforme o in moto accelerato.
Qualsiasi oggetto che sia immobile o si muova in linea
retta a velocità costante è considerato in moto uniforme. Un libro posato sulla
nostra scrivania, un'automobile che stia viaggiando su un'autostrada col
controllo della velocità fissato a 100 km orari e un'astronave che viaggi a
1000 km al secondo nello spazio interstellare si considerano tutti in moto
uniforme.
L'accelerazione è qualsiasi variazione nel moto e si verifica quando un qualsiasi oggetto accelera, rallenta o cambia direzione. Questa definizione può sembrare un po' strana perché, quando si guida un'automobile, «accelerare» significa aumentare la velocità, e non rallentare o svoltare a un angolo. I fisici danno al termine accelerazione un significato più generale di quello a cui siamo abituati ma, quale che sia la definizione che ne danno, l'accelerazione è qualcosa che sentiamo fisicamente. Quando acceleriamo o freniamo improvvisamente o quando prendiamo una curva, il movimento tende a spostarci sul sedile. E nell'accelerazione non c'è niente che possa passare inosservato; le persone che vanno sulle montagne russe non ci vanno certo per provare i brividi del moto uniforme.
Le leggi di
Newton e l'idea di forza
Isaac Newton, costruendo sui risultati forniti da secoli
di esperimenti su oggetti in moto, redasse tre leggi che descrivono la
natura di ogni sorta di moto. Il fatto che queste leggi si applichino a una
grandissima varietà di situazioni illustra
l'efficacia della decisione di
pensare la natura come regolare e prevedibile.
Le tre leggi del moto di Newton
costituiscono una pietra angolare della fisica e forniscono un modello di che
cosa dovrebbe essere la scienza.
Le leggi di Newton ci insegnano
a predire il moto di un sistema conoscendo solo le forze che agiscono su di
esso. Le tre leggi sono formulate separatamente ma operano congiuntamente, come
i rotismi distinti che insieme fanno funzionare un orologio.
Come tutte le leggi
fondamentali che governano la scienza, le leggi del moto di Newton possono
sembrare semplici, quasi semplicistiche. Le percezioni più profonde della mente
umana hanno spesso questa caratteristica. Eppure, come possono testimoniare
generazioni di studenti di fisica, dietro quest'apparente semplicità ci
sono una grande sottigliezza e ricchezza: come potrebbero altrimenti le leggi
descrivere ogni cosa, dalle orbite dei satelliti di Nettuno al movimento
dei gas che esplodono nei cilindri della nostra
automobile?
La prima
legge
Ogni corpo persevera nel suo
stato di quiete o di moto rettilineo uniforme a meno che non sia costretto da
forze impresse a mutare tale stato.
In questa formulazione
apparentémente ovvia, Newton ha occultato due concetti importanti. Il primo è
l'inerzia: la tendenza degli oggetti a perseverare in ciò che stanno
facendo. Un palla che rotola continua a rotolare, un pianeta che ruota
continua a ruotare, un libro fermo continua a star fermo.
Il secondo concetto è quello di
«forza »: la cosa che costrinse gli oggetti a modificare il loro stato di
moto (cioè ad accelerare). Una palla che rotola può rallentare il suo moto "e su
di essa si esercita una forza. Un libro, se viene spinto, si
muoverà.
Il nocciolo della prima legge di Newton è
che i mutamenti nel moto non si verificano spontaneamente: il mutamento ha
sempre una causa. Una matita cade, il vento soffia, il popcorn scoppietta. Ogni
giorno ci imbattiamo in centinaia di esempi. Se un oggetto accelera, deve agire
su di esso una qualche sorta di forza. Dietro ogni verbo di azione c'è una
forza.
La prima legge, di per sé, non
ci dice che cosa sono le forze, che cosa le produce, o quanti tipi diversi
possono essercene. In effetti, dovettero trascorrere più di duecento anni
dalla morte di Newton prima che i fisici scoprissero le forze che assicurano la
coesione degli atomi, e oggi si sta ancora lavorando per comprendere la forza
che cementa il nucleo. La prima legge ci dice nondimeno che cosa fa una forza
quando agisce e, fatto forse più importante, ci dice come possiamo riconoscere
situazioni in natura in cui sia presente una forza.
seconda
legge
La
forza è il prodotto
della massa per l'accelerazione.
La seconda legge di Newton, di
cui la formulazione sintetica presentata qui sopra riproduce il contenuto
essenziale, definisce l'esatto rapporto fra la massa di un oggetto, la sua
accelerazione e la forza esercitata su di esso. Questa è una sorta di legge del
senso comune che racchiude in sé due idee intuitivamente ragionevoli.
Innanzitutto, la seconda legge dice che, quanto maggiore è la forza, tanto
maggiore è l'accelerazione. Con quanta più forza un calciatore colpisce la
palla, tanto maggiore sarà la velocità di questa. Quanto più potente è il motore
della nostra macchina, tanto migliore sarà la ripresa.
La seconda parte della legge
introduce il concetto di massa, che è semplicemente la quantità di materia
che viene accelerata. Molti usano indifferentemente le parole « massa» e «peso
». Questo non è un uso del tutto corretto, poiché il peso di un oggetto dipende
dalla forza di gravità locale (le cose pesano di meno sulla Luna), mentre la
massa dipende solo dalla quantità di materia (dal numero e dal tipo di atomi
presenti). Anche qui è una buona guida il senso comune. Gli oggetti di grande
massa (frigoriferi, macigni e centravanti di spondamento) sono molto più
difficili da
spostare di oggetti di massa
minore (cubetti di ghiaccio, ciottoli e giocatori tecnici di scarso
peso).
La seconda legge è quantitativa
e può essere scritta sotto forma di un'equazione (F = ma, se proprio si insiste
per saperlo). Nell'equazione possono essere introdotti
numeri
per trovare esattamente con
quale velocità si muoverà un giavello[to, un proiettile di artiglieria o
un'astronave di massa nota dopo l'applicazione di una forza
data.
In un problema tipicamente
meccanico, conosciamo la massa di qualcosa (per esempio una palla di biliardo o
un pianeta) e la forza che agisce su di esso (la spinta esercitata da una stecca
da biliardo o la gravità). Usando la seconda legge di Newton e la branca della
matematica nota come calcolo infinitesimale possiamo predire come si muoverà
tale oggetto.
Perché Newton
ci direbbe di allacciare la cintura di sicurezza.
Immaginiamo di guidare a 80 km
all'ora su una strada provinciale
quando, per evitare una vettura
che ci si para dinanzi improvvisamente, usciamo di strada. Che cosa accade se
andiamo a sbattere contro un albero? Le leggi del moto di Newton ci danno
la risposta.
Noi e l’auto abbiamo un'inerzia
considerevole, sulla quale
Si interviene in un modo o
nell'altro, per mezzo dell'applicazione di una forza.
L'albero applica una forza alla
macchina interrompendone la corsa. In assenza di una cintura di sicurezza
mentre la macchina viene fermata dall'urto noi continuiamo a muoverci in avanti. In quel breve
intervallo
Di tempo noi siamo, per usare
le parole di Newton, «un
Oggetto in uno stato di moto
rettilineo uniforme », e tendiamo quindi a perseverare in tale stato finché
non siamo costretti da una forza a mutarlo. L'estensione e la gravità delle
nostre ferite saranno determinate dal modo in cui è applicata la forza. In
assenza di una cintura di sicurezza, il conduttore e i passeggeri continueranno
a muoversi fino a urtare contro lo sterzo o contro il
parabrezza.
Le cinture di sicurezza o gli
air-bag operano nel senso di rallentarci nella stessa misura in cui viene
rallentata la macchina. Essi applicano però una forza minore per un tempo
maggiore: un modo di applicare la
forza d'arresto molto più sicuro rispetto all'urto violento contro lo sterzo. La
variazione totale del moto, con o senza cintura di sicurezza, è esattamente
la stessa, ma se si usa la cintura di sicurezza la forza che causa le ferite
finisce con l'essere molto meno grande.
La terza
legge
A ogni azione corrisponde una reazione uguale e
contraria
Anche se questa legge è
probabilmente quella citata più spesso, è quella meno intuitiva.
È ovvio che un calciatore che
tira una punizione applica una forza alla palla, ma è meno ovvio che la palla
colpisce il piede del calciatore con una forza uguale e contraria. Quando ci
alziamo in piedi. le nostre scarpe applicano alla Terra una forza
esattamente tanto grande quanto la gravità che la Terra esercita su di noi.
Quando cerchiamo di aprire una
bottiglia col tappo a vite, la nostra mano sinistra applica alla bottiglia una
forza in un senso, mentre la mano destra applica al tappo una forza uguale
nel senso opposto.
Non puoi toccare la tua
innamorata senza sentire in risposta il suo contatto.
La terza legge dice che le
forze si presentano sempre in coppie uguali e opposte, ma che in ogni coppia le
forze agiscono su (e perciò accelerano) oggetti diversi. Noi spingiamo
verso il basso la sedia su cui siamo seduti. La terza legge dice che la sedia
esercita su di noi una forza uguale diretta verso l'alto. Possiamo davvero
imparare le leggi di Newton con le parti più prosaiche del nostro
corpo.
La terza legge di Newton spiega anche come mai un razzo
possa volare nello spazio, dove non c'è nulla contro cui spingere. La cosa
funziona così: il motore del razzo riscalda i gas, i quali vengono accelerati e
fuoriescono attraverso l'ugello. La prima legge ci dice che, per accelerare
il gas, dobbiamo esercitare una forza su di esso. Tale forza dev'essere,
ovviamente, esercitata sul gas dall'astronave. La terza legge ci dice allora che
il gas deve esercitare una forza uguale e contraria sull'astronave. Ecco ciò che
impartisce all'astronave la sua velocità. Un'astronave nello spazio è
assimilabile a un pattinatore a rotelle che spari con un fucile. Tanto
l'astronave quanto il pattinatore rinculano in una direzione in conseguenza
del fatto di espellere qualcosa nella direzione opposta.
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