Il documento è protetto da
copyright. E' vietato qualsiasi ulteriore atto di utilizzazione (reimmissione in
rete, diffusione, riproduzione in copia) senza la dovuta autorizzazione o
citazione della fonte di provienienza.
www.ibeans.it di Pippo Panascì
Rif. “La scienza per tutti “ Autori: Robert M.Hazen – James
Trefil Ed CDE su licenza Longanesi &
C
Dosi di
radiazione ionizzante
Di una radiazione si possono
misurare due caratteristiche diverse: l) quante particelle emetta una sorgente
radioattiva, e 2) quanta parte dell'energia, potenzialmente dannosa, di tale
radiazione venga assorbita. La prima quantità, misurata in unità chiamate curie,
caratterizza la sorgente di radiazione. Il secondo numero è il più
importante dal punto di vista dei rischi per la salute, in quanto misura gli
effetti della radiazione sui materiali che essa incontra, Per misurare
questa quantità fu progettato il familiare contatore Geiger, che quando
assorbe energia da una radiazione produce un click
udibile.
Un'unità usata per misurare
l'assorbimento di radioattività è il rem «< r6ntgen equivalente uomo»). Una
dose di 750 rem è invariabilmente fatale, e dosi di centinaia di rem
producono infermità da radiazioni (ma non necessariamente la morte). Tali
alte dosi vengono assorbite di solito solo nel caso di gravi incidenti o di
esposizione ad armi nucleari.
All'altra estremità della
scala, tutti gli organismi viventi sulla Terra sono costantemente soggetti alla
radiazione presente nell'ambiente naturale. In questo fatto non c'è niente
di preoccupante: la radiazione era presente già molto tempo prima che l'uomo
scoprisse la fisica nucleare, e anche molto tempo prima dell'esistenza degli
esseri umani. Questa dose, che proviene dai raggi cosmici, dagli isotopi
radioattivi presenti nell'aria e nel suolo, e persino dagli isotopi
radioattivi nel nostro corpo, ammonta normalmente per l'americano medio a
100-150 millirem (millesimi di rem) all'anno.
Se si aggiunge una dose
leggermente minore per radiografie mediche e dentali, si ha una radiazione
annuale totale media che si aggira attorno a 250 millirem. Se questa quantità di
radiazione configuri un rischio per la salute è oggi un problema al centro
di accese controversie fra gli scienziati, ma pare che ci siano poche
possibilità di pervenire a una risposta definitiva a breve
scadenza.
Ricerche sulla
fusione
La prospettiva di imbrigliare
la fusione per soddisfare il nostro fabbisogno di energia rimane
attualmente un sogno per la comunità scientifica.
Il problema centrale può essere
esposto in modo semplice: come si possono tenere degli atomi compressi in
breve spazio abbastanza a lungo, e far aumentare la loro temperatura a un
livello sufficiente a innescare una reazione di fusione del tipo di quella che
fornisce energia al Sole?
Attualmente sono allo studio
due strategie generali in vista del conseguimento di quest'obiettivo.
Una, quella del confinamento
magnetico, consiste nel tenere gli atomi imprigionati in intensi campi magnetici
appositamente progettati e nel riscaldarli. L'altra, detta del confinamento
inerziale, prevede l'uso di una piccola pallottola di isotopi
dell'idrogeno ghiacciati, la quale viene colpita con un raggio laser.
L'urto fa implodere la pallottola e la riscalda sino al punto di
fusione.
Molti passi rimangono da
compiere prima che la fusione possa diventare una sorgente di energia vitale, e
la stampa saluterà sicuramente ogni passo ayanti come un grande successo.
Noi dobbiamo:
l) dimostrare che possiamo
produrre in laboratorio una reazione a catena in grado di sostenersi da sé;
2) dimostrare che possiamo
costruire un sistema capace di produrre più energia di quella che usa; e
3) dimostrare che un tale
sistema può essere economicamente competitivo con altre sorgenti di energia. Il
primo di questi passi potrebbe essere compiuto alla fine di questo
secolo.
La struttura
del nucleo
Il problema centrale della
fisica nucleare è sempre stato questo:
date le proprietà dei singoli
protoni e neutroni e delle altre particelle che compongono il nucleo, possiamo
predire le proprietà di quest'ultimo?
La risposta, per quando possa
apparire sorprendente, è «no ».
Predire il comportamento
preciso di un nucleo, anche se composto solo da poche decine di neutroni e
di protoni, è un problema così complesso da sfidare i nostri migliori
computer.
Oggi il centro d'interesse
principale della fisica nucleare si è spostato, poiché è ormai chiaro che tutte
le particelle «elementari» che formano il nucleo sono composte a loro volta
di particelle più piccole, dette quark.
Oggi l'interrogativo principale
è in che modo questo fatto incida sulla struttura dei nuclei e, in particolare,
se si possano escogitare esperimenti in grado di gettar luce sul
comportamento dei quark.