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Rif. “La scienza per tutti “ Robert M.Hazen – James Trefil Ed CDE su
licenza Longanesi & C
La datazione
per mezzo di isotopi radioattivi
Il fatto che le reazioni
chimiche siano in gran parte indipendenti dai nuclei atomici conduce ad
alcuni modi molto importanti di datare manufatti e
rocce.
Il più familiare, il
cosiddetto metodo di datazione per mezzo del carbonio-14 o radiocarbonio,
si fonda sul fatto che, oltre al carbonio-12, stabile, che è l'isotopo «normale
», nell'ambiente è sempre presente una certa quantità dell'isotopo radioattivo
carbonio14. (Il carbonio-14 è il prodotto della collisione di raggi
cosmici con atomi di azoto nell'atmosfera superiore.)
Poiché la chimica dei due
isotopi del carbonio è identica, in tutti i tessuti viventi entra una certa
quantità di carbonio-l4. Quando un organismo muore, smette di assumere
carbonio-l4, e il suo complemento di questi atomi comincia a diminuire per
decadimento.
Conoscendo la proporzione del
carbonio-14 all'isotopo stabile carbonio-12 nell'ambiente, sappiamo anche
quanto carbonio-14 era presente in un pezzo di materiale organico quando
sopraggiunse la morte dell'organismo. Poiché il periodo di dimezzamento del
carbonio-14 è di 5730 anni, possiamo calcolare quanto tempo è trascorso da
quando quell'organismo smise di assumere carbonio14.
Per esempio, se troviamo che un
pezzo di legno contiene solo metà della quantità di carbonio-14 che conteneva
quando si formò, sappiamo che l'albero da cui proviene morìcirca 5730 anni
fa (o che quel pezzo di legno fu staccato dall'albero in quel periodo). Se il
materiale che si vuoI datare è un pezzo di pelle recuperato da una tomba, o una
scapola di alce usata come pala, ci si può fare una buona idea dell'età della
civiltà che produsse quel manufatto. La datazione al radiocarbonio è perciò uno
strumento importante in archeologia e in
paleoantropologia.
La stessa tecnica generale può
essere usata per datare molte rocce. La struttura atomica di un minerale ci dice
quanto di un dato isotopo dev'essere stato presente all'inizio, e la misurazione
della sua quantità residua (o, cosa equivalente, il numero di decadimenti
che sono occorsi) ci dirà quanti perio di dimezzamento sono trascorsi dopo la
formazione della roccia.
Una tecnica molto diffusa per
la datazione delle rocce implica il decadimento beta del potassio-40 in argo-40
(periodo di dimezzamento: 1,3 miliardi di anni).
Il potassio è un elemento
essenziale in molti minerali comuni, mentre l'argo è un gas che non è incluso
nelle rocce quando si formano.
Se rompiamo e riscaldiamo un
pezzo di roccia, ogni atomo di argo di cui rileviamo la presenza dev'essere il
risultato del decadimento di un atomo di potassio dopo la formazione della
roccia.
Conoscendo il numero di
decadimenti che sono occorsi, e sapendo quanto potassio era presente in origine
nella roccia, possiamo calcolare l'epoca della formazione della roccia.
La tecnica del potassio-argo fu
usata, grazie al lunghissimo periodo di dimezzamento del potassio-40, per
datare rocce lunari vecchie di quattro miliardi di anni portate sulla Terra
dagli astronauti Apollo, e viene usata abitualmente nella datazione di
rocce terrestri.
Traccianti
radioattivi
L'indipendenza di reazioni
chimiche e reazioni nucleari permette agli scienziati di usare traccianti
radioattivi in campi così svariati come agricoltura, geologia e medicina. L'idea
fondamentale è semplice: gli scienziati introducono in un
sistema un campione contenente
una piccola quantità di uno specifico isotopo radioattivo e ne seguono il
cammino.
La chimica del sistema opera
sul campione nel modo consueto, ma i nuclei radioattivi continuano a
decadere, fornendo un'« etichetta» che permette agli scienziati di seguire
l'elemento-traccia mentre procede, per mezzo di reazioni chimiche,
attraverso il sistema.
I biologi si servono di solito
di traccianti radioattivi per seguire il percorso di sostanze nutritizie mentre
passano lungo la catena alimentare.
I medici possono osservare
iodio o torio concentrarsi nel corpo e diagnosticare la presenza di tumori.
Gli scienziati della Terra
usano traccianti radioattivi per seguire il percorso dell'acqua piovana
attraverso bacini sotterranei sino a laghi, corsi d'acqua e sorgenti.
Gli oceanograti adottano
la stessa tecnica per tracciare la direzione e le velocità di correnti marine.
Ogni volta che delle sostanze
chimiche si spostano da un luogo a un altro, i traccianti radioattivi possono
aiutare a determinare quei movimenti