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IL
COLESTEROLO 1) Il colesterolo è
utile - Il
colesterolo è fondamentale per il nostro organismo.
2) I due
tipi
- lipoproteine a bassa densità
LDL che veicolano tra il 60% e l'80% del colesterolo serico.
Presentando molta affinità con le cellule dell'endotelio delle arterie,
liberano il colesterolo sulla parete dei vasi (costituisce la placca ateromatosa nell'aterosclerosi, anche se non è ancora chiaro se
rappresenti il fattore eziologico della
malattia); viceversa le lipoproteine HDL svolgono la
funzione opposta, rimuovendo il colesterolo dalle arterie e riportandolo
al fegato. Incerto è invece il significato del colesterolo presente nelle
lipoproteine VLDL. 3) Perché non deve salire
troppo - Riassumiamo
quanto detto. 1) Le LDL
distribuiscono il colesterolo alle cellule. E
questa funzione è positiva. 2) Purtroppo
durante questa funzione, parte del colesterolo LDL si deposita sulle
pareti interne delle arterie formando le placche. 3) Le lipoproteine HDL rimuovono l'eccesso di colesterolo
dalla parete delle arterie e lo riportano al fegato. Da questi tre
punti è evidente che colesterolo LDL e HDL sono
indipendenti; l'HDL non "distrugge" l'LDL, ma le lipoproteine HDL riportano il colesterolo al fegato.
Avere il colesterolo HDL alto consente di diminuire l'effetto negativo
dell'LDL nella formazione delle placche. Per
capire meglio, due analogie: L'analogia del
cibo - Il cibo è
fondamentale per la sopravvivenza, ma se ne mangiamo troppo ingrassiamo.
Il colesterolo è fondamentale per alcune funzioni dell'organismo, ma se è
in quantità non corretta diventa un fattore negativo. L'analogia delle
foglie - Consideriamo
un viale alberato d'autunno su una strada asfaltata. Cadono tante foglie
(LDL) e la strada ne è coperta. Se abbiamo tanti spazzini (HDL) la strada resta pulita.
Gli spazzini non agiscono sulla caduta delle foglie, ma le rimuovono. Ecco
perché conta il rapporto (Colesterolo totale/HDL). 4) Il fattore di
rischio - In base
all'ultima analogia è abbastanza semplice capire che un valore di
colesterolo totale nel sangue (colesterolemia)
superiore alla norma non è di per sé preoccupante, soprattutto
se non esistono altri fattori di rischio cardiovascolare (le lipoproteine LDL provocano comunque una proliferazione cellulare che può
restringere il lume delle arterie), occorrendo distinguere fra
colesterolo
cattivo (legato alle
lipoproteine LDL) e colesterolo
buono (legato alle
HDL). La
vecchia interpretazione considerava
valori ottimali quelli inferiori a 240 mg/dl di
colesterolo totale (a 200 mg/dl o addirittura a 160 mg/dl se sono presenti
fattori di rischio cardiovascolare o è già in atto una coronaropatia) e inferiori a 160 mg/dl di colesterolo
LDL (rispettivamente 130 mg/dl e 100 mg/dl nel caso di fattori di rischio
o di coronaropatia). La vecchia
interpretazione considerava solo il colesterolo totale anche perché nella
popolazione sedentaria (e spesso con cattiva alimentazione) il colesterolo
buono è molto basso. Con il diffondersi di
concetti salutistici (attività fisica e alimentazione sana) ciò non è più
vero e l'incremento del colesterolo buono spesso porta il totale oltre i
vecchi valori di attenzione. Oggi, per una
valutazione migliore della situazione, si considera l'indice di
rischio cardiovascolare,
cioè il rapporto fra colesterolo totale e
colesterolo buono HDL; tale indice per
un soggetto sano deve essere inferiore a 5 per l'uomo e a 4,5 per la
donna. Un soggetto
con colesterolo totale a 250 e colesterolo buono a 85 ha un indice di
rischio a 2,94 ed è in una condizione decisamente
migliore di chi ha il colesterolo totale a 200 e quello buono a 40, dove
l'indice di rischio vale 5. L'importante è
capire che il valore del
colesterolo totale ha scarsa rilevanza e
che ciò che conta è
l'indice di rischio. 5) Fattore di rischio non vuol
dire certezza - Non è
ancora chiaro cosa determini la partecipazione
dell'LDL alla formazione delle placche, tant'è
che un soggetto potrebbe avere LDL alto, ma nessuna placca e un altro
averlo abbastanza basso, ma avere la formazione di placche a livello
pericoloso. In altri
termini: il colesterolo
non è il fattore di rischio più importante Infatti in ogni
soggetto il meccanismo LDL-HDL dovrebbe assicurare che le arterie restino
pulite. Se ciò non accade è ottimistico pensare
che sia il meccanismo LDL il solo responsabile. Ecco perché
nella valutazione del rischio cardiovascolare contano altri fattori di
rischio come il fumo, l'ipertensione, il sovrappeso, la sedentarietà (come
è dimostrato dalla ricerca condotta in sette paesi europei -
denominata appunto Seven Countries Study - iniziata
negli anni '50 e durata 25 anni) e perché si stanno valutando altri
indicatori della situazione (come la
proteina C reattiva). La
formazione della placca inizia infatti con un
processo infiammatorio sulla parete interna delle arterie (endotelio), che
richiama i linfociti, che a loro volta fissano colesterolo, calcio e altre
sostanze e formano la placca. Nel 2003
l'équipe del dott. Umesh. N. Khot ha analizzato i risultati di 14 studi
internazionali che hanno coinvolto 122.000 pazienti. L'86,4% degli uomini e l'80,6% delle donne colpiti da
infarto coronarico presentava uno dei seguenti
fattori di rischio:
Poiché Khot fa notare che l'obesità contribuisce a
colesterolo alto, ipertensione e diabete, conclude che è corretto considerarla come quinto
fattore di rischio (e in questo caso le percentuali salirebbero
ancora). Implicitamente
questa ricerca conferma il grande abbaglio sul
colesterolo. 6) Il colesterolo assunto con l'alimentazione non supera il
20% - Un errore
comune è credere che tutto il colesterolo provenga dai cibi. In
realtà al massimo solo il 20% del colesterolo proviene
dall'alimentazione, mentre l'80% è di origine
endogena (cioè creato dall'organismo. La produzione è circa di 1-2 g al giorno mentre l'organismo ne assume con la dieta
200-500 mg, per l'uomo occidentale medio circa 340 mg, 220 mg per la
donna). Una parte del colesterolo in eccesso viene eliminata dal fegato, cosicché la percentuale
esogena (cioè proveniente dall'estero, dall'alimentazione) massima del 20%
sul totale è più che ragionevole. Solo se si mangia "malissimo" si arriva
al 20%. Realisticamente è del 10%. Riassumendo: è inutile che vi
preoccupiate del vostro colesterolo se continuate a essere in sovrappeso! Come aumentare il colesterolo
buono -
L'attività fisica
aerobica aumenta la
frazione di colesterolo buono (ATTENZIONE: NON RIDUCE QUELLO CATTIVO E
QUINDI NEMMENO QUELLO TOTALE CHE ANZI AUMENTA PERCHÉ AUMENTA QUELLO BUONO,
ma si riduce il fattore di rischio cardiovascolare). Perché l'attività
fisica produca gli effetti
desiderati occorre che
sia aerobica (corsa, ciclismo, sci di fondo ecc.)
e sia a media intensità (l'allenamento
a bassa intensità è
praticamente inutile). Per dare un'idea il colesterolo HDL non si muove
significativamente per attività dell'ordine delle due ore settimanali. Per
ogni ora in più si può stimare un aumento medio del colesterolo HDL di 10
mg/dl. Da rilevare
che il fumo abbassa i
livelli di colesterolo HDL. 11) I farmaci - Dovrebbero
essere utilizzati solo nel caso di fallimento dei punti
precedenti:
L'inibizione
della sintesi avviene farmacologicamente grazie
a farmaci come le statine, i prodotti
attualmente più usati. Le resine aumentano la conversione del
colesterolo in acidi biliari nel fegato, legando poi gli acidi
nell'intestino. I fibrati aumentano l'ossidazione degli acidi
grassi nel fegato, diminuendo i trigliceridi.
Infine gli acidi nicotinici consentono di
abbassare l'indice di rischio, alzando la frazione buona e abbassando
quella cattiva. |