Rassegna
stampa.
Tra storia e
fantasia, il thriller di Dan
Brown :
il codice Da Vinci.
Mondadori, settembre
2004 - Milano
a cura del
prof. Marco Fasol – Verona
dal sito opus dei
Il Codice da Vinci di Dan Brown è un thriller che ha
venduto più di 20 milioni di copie nel mondo, è ai primi posti per vendite da
oltre quaranta settimane in Francia, da quasi altrettante in Italia, ed ha
conquistato analoghi primati negli Usa. Ci troviamo di fronte ad un caso
letterario imprevisto e sorge spontanea la domanda sui motivi di tanto successo.
L’autore ha saputo miscelare con fantasia la componente emotiva tipica del
genere letterario, con una non meno suggestiva componente storica, artistica,
esoterica, addirittura teologica e mistica. E naturalmente non poteva mancare il
richiamo dell’eros, infarcito di riferimenti mitologici e filosofici.
Le tematiche proposte dal testo sono talmente suggestive ed investono a
tal punto l’essenza stessa del discorso religioso ed antropologico da richiedere
un’attenta valutazione critica che va al di là di una semplice recensione di un
thriller. E’ vero che il lettore medio di un thriller non si aspetta
nulla di più di un avvincente intrattenimento gratuito che lascia il tempo che
trova. Ma è altrettanto vero che la lettura del Codice da Vinci può
suscitare molti interrogativi e dubbi che intaccano addirittura il cuore della
fede religiosa. Per questo mi sembra opportuno valutare con serenità, ma anche
con spirito critico, le molte affermazioni distruttive contenute nel testo. Non
intendo affatto riproporrre un’anacronistica “caccia alle streghe” nei confronti
di un semplice thriller. Piuttosto colgo l’occasione per approfondire il
tema della storicità dei Vangeli e dei fondamenti della fede che può essere
paradossalmente rivisitato con maggior attenzione e sensibilità proprio grazie
alla lettura del Codice da Vinci.
Per cercare di rispondere alle
molteplici domande suscitate dalla lettura del thriller propongo un
percorso di analisi critica che si snoda attraverso:
1. un breve riassunto
del romanzo ed uno sguardo d’insieme sui falsi storici;
2. un discorso sulla
storicità dei Vangeli, in risposta alle critiche di Brown;
3. una
confutazione della tesi di Brown sul matrimonio di Gesù e Maddalena;
4. una
risposta alla critica di Brown alle religioni come falsificazioni;
5.
osservazioni su notizie artistiche e storiche disseminate nel testo;
6. una
critica alle calunnie contro il cattolicesimo e l’Opus Dei in
particolare;
7. una valutazione conclusiva.
1. Riassunto del thriller
Jacques Saunière, un anziano studioso, curatore
del Louvre, è vittima di un misterioso assassino all’interno del Museo più
famoso del mondo. La vittima ha lasciato una serie di indizi da decodificare in
sequenza logica, a partire dalla posizione che è riuscito ad assumere
nell’agonia, posizione che è quella del celebre uomo vitruviano del Codice da
Vinci. Il racconto si snoda, avvincente ed imprevedibile, attraverso una
lunga notte di omicidi e inseguimenti rocamboleschi, da Parigi a Londra dove
sarà scoperta la verità sul Maestro (un vescovo dell’Opus Dei,
mons. Manuel Aringarosa) che aveva orchestrato il complotto. Il punto chiave
degli indizi è l’interpretazione dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci,
in cui la figura alla destra di Cristo non rappresenterebbe il discepolo
prediletto, bensì Maria Maddalena, come si riconoscerebbe dai presunti tratti
femminei della figura. Secondo le “scoperte” dell’autore, la gerarchia della
Chiesa, lungo la sua storia, avrebbe intenzionalmente occultato quanto è
riferito dal Vangelo gnostico e apocrifo di Filippo, che parla di un matrimonio
tra Gesù e la Maddalena. Secondo le misteriose (ed esoteriche) fonti di Brown
sarebbe stata proprio Maddalena ad essere simboleggiata nella leggenda medievale
del “Santo Graal” del sangue di Cristo. Secondo Brown era Cristo stesso
che aveva designato la Maddalena a succedergli alla guida della Chiesa, in
omaggio alla rivalutazione del “principio divino femminile” che viene
valorizzato dall’autore in più passi dell’opera. Maddalena sarebbe
l’incarnazione del Femminino Sacro, che rappresenta lo spirito della Dea Madre.
La discendenza di Cristo e Maddalena si sarebbe prolungata, in incognito, lungo
la storia, attraverso la dinastia dei Merovingi e poi – a partire dal 1090 in
Terra Santa - attraverso il Priorato di Sion, una setta segreta che
pratica orge sessuali rituali e che è la depositaria appunto del segreto del
santo Graal. Questa setta si è prolungata lungo la storia, prima attraverso i
Rosacrociani e poi nella forma esoterica ed occulta tipica delle società
segrete, annoverando tra i suoi adepti personaggi del rango di Leonardo, Newton,
Hugo. Gli ultimi eredi del segreto del Santo Graal sono ai vertici di questo
Priorato e sono gli unici conoscitori di questo importante segreto
(l’ultima discendenza del matrimonio tra Gesù e la Maddalena) che minaccia il
destino della Chiesa e della Cristianità. L’opposizione agli ultimi eredi del
Priorato è guidata dal già citato vescovo Manuel Aringarosa, dell’Opus
Dei, che ingaggia un ex killer convertito, Silas, pure lui membro
dell’Opus Dei, affinchè recuperi dai capi del Priorato di Sion il
cryptex (un piccolo cilindro di pietra) che contiene il segreto su Gesù e
Maddalena. La vicenda si ingarbuglia a causa di omicidi imprevisti ad opera di
questo killer che uccide appunto gli ultimi quattro depositari del segreto.
L’inseguimento sulla base degli indizi da decodificare è condotto dai due
principali protagonisti che guidano il lettore attraverso i meandri dell’intero
racconto: Robert Langton, un professore di Harvard che ha il compito di
aggiornare continuamente il lettore sulle sensazionali “scoperte” storiche
occultate dalla Chiesa nei secoli, e l’avvenente criptologa e investigatrice
della polizia francese, Sophie Neveu, di cui lo studioso assassinato
all’inizio era il nonno. Quest’ultima scoprirà così, alla fine, di essere
nientechemeno la discendente di Gesù e Maddalena. La conclusione del thriller
lascia il lettore tra il deluso e il sospeso. Forse Dan Brown ha lasciato
una porta aperta per il prossimo Codice da Vinci 2? O forse gli manca il
talento per chiudere in bellezza?
Uno sguardo d’insieme
“Calunniate, calunniate, qualcosa resterà” (Voltaire). Dan Brown
meriterebbe un “dieci e lode” da Voltaire. Pur essendo un romanziere e
non uno storico, tuttavia Brown è riuscito ad insinuare il dubbio e il sospetto
su Cristo e sul suo messaggio, soprattutto nei lettori che non hanno una
specifica preparazione in campo storico. Brown ha messo in bocca ai suoi
personaggi calunnie vergognose su Gesù Cristo, la Chiesa cattolica, l’Opus
Dei, la storia del cristianesimo … ma si è posto al riparo dalle accuse di
diffamazione, premettendo in esergo una dichiarazione d’innocenza: “questo
libro è un’opera di fantasia. Personaggi e luoghi citati sono invenzioni
dell’autore.”
Eppure l’ambientazione parigina, la descrizione della
Gioconda, dell’Ultima cena… evocano un preciso contesto culturale
e sembrano voler accreditare anche le altre innumerevoli invenzioni ed assurdità
che l’autore con sicumera spaccia per verità indiscutibili. Vediamo, a titolo di
esempio introduttivo alla lunga serie, un caso di clamoroso falso storico.
Un esempio : la caccia alle streghe
“In
trecento anni di caccia alle streghe, la Chiesa aveva bruciato sul rogo la
sorprendente cifra di cinque milioni di donne” (p. 150).
La cifra è
assurda. Quando un romanziere spara cifre così incredibili è chiaro che si basa
sui giornali o sulle riviste scandalistiche. Gli studiosi più accreditati, che
hanno dedicato decine di anni allo studio del fenomeno, giungono a conclusioni
ben più ponderate. Secondo gli studi di Brian O. Levack (La caccia
alle streghe, Texas 1987, Laterza Bari 1988), forse il massimo studioso
mondiale sul fenomeno, cui ha dedicato circa vent’anni di ricerche negli archivi
di tutta l’Europa, i processi per stregoneria in Europa nell’arco di oltre tre
secoli sono stati circa 110 mila e di questi la conclusione con condanne a morte
è stata inferiore al 60 % . Quindi le vittime sono state al massimo 60 – 65
mila. Si tratta di una cifra drammatica, ma ben lontana da quella propinata
da Brown, che sembra ignorare la più elementare demografia.
Inoltre è
importante ricordare che la stragrande maggioranza dei processi per stregoneria
è stata celebrata presso i tribunali laici, che a partire dal Cinquecento hanno
preso il sopravvento nella caccia alle streghe. La maggioranza delle presunte
“streghe” è stata dunque condannata da giudici laici, che non avevano niente a
che vedere con la Chiesa. La Chiesa cattolica ha comunque avuto un’indubbia
responsabilità nell’aver iniziato ed anche favorito il fenomeno, ma non la si
può accusare con semplificazioni ed esagerazioni così aberranti ed antistoriche.
Comunque la Chiesa cattolica ha chiesto scusa, in forma solenne durante il
Giubileo del 2000, per queste gravi colpe nei confronti della donna, lungo il
corso della storia.
2. La storicità di Cristo e dei Vangeli
Vediamo ora le calunnie molto gravi sulla storicità di Cristo, a
pag. 271-75. Sono parole messe in bocca ad un anziano studioso inglese, certo
Teabing, che inventa una serie di spropositi incredibili.
“La vita di
Gesù è stata scritta da migliaia di suoi seguaci in tutte le terre… Più di
ottanta vangeli sono stati presi in considerazione per il Nuovo Testamento...”
“Chi ha scelto quali vangeli includere?” … La Bibbia come noi la conosciamo oggi
è stata collazionata dall’Imperatore romano pagano Costantino il Grande… Nel
cristianesimo non c’è nulla di originale. Il dio precristiano Mitra – chiamato
‘Figlio di Dio’ e “Luce del mondo” – era nato il 25 dicembre. Quando morì, fu
sepolto in una tomba nella roccia e poi risorse tre giorni più tardi. Tra
l’altro il 25 dicembre è anche il compleanno di Osiride, Adone e Dioniso. Al
neonato Krishna sono stati offerti oro, incenso e mirra. Anche il giorno di
festa dei cristiani è stato rubato ai pagani…. Costantino ha spostato la festa
ebraica del sabato per farla coincidere con il giorno che i pagani dedicavano al
Sole. Oggi la gente va in chiesa la domenica senza neppure immaginare che lo
fanno per rendere omaggio al dio Sole.”… “Costantino convocò una famosa
riunione, nota sotto il nome di Concilio di Nicea, nel 325. .. si discussero
molti aspetti del cristianesimo, che furono decisi attraverso un voto: la data
della Pasqua…. E naturalmente la divinità di Gesù…. Fino a quel momento storico
Gesù era visto dai suoi discepoli come un profeta mortale, un uomo grande e
potente, ma pur sempre un uomo, un mortale. Non il Figlio di Dio. Lo statuto di
Gesù come Figlio di Dio è stato ufficialmente proposto e votato al Concilio di
Nicea…. La divinità di Gesù è stato il risultato di un voto… a maggioranza assai
ristretta…. Fu tutta una questione di potere… Cristo come Messia era
indispensabile al funzionamento della Chiesa e dello Stato…. Costantino
commissionò e finanziò una nuova Bibbia, che escludeva i vangeli in cui si
parlava dei tratti umani del Cristo… i vecchi vangeli vennero messi al bando,
sequestrati e bruciati…. Fortunatamente alcuni vangeli che Costantino voleva
mettere al bando riuscirono a sopravvivere, tra questi i Rotoli del Mar Morto…
La Chiesa ha cercato di impedire la diffusione di questi testi… Quel che
intendo dire è che quasi tutto ciò che i nostri padri ci hanno insegnato di
Cristo è falso.” (p. 276)
Cerchiamo ora di rispondere a questi
fuochi d’artificio, una serie incredibile di falsificazioni. La questione della
composizione storica dei Vangeli è molto complessa. Gli storici sono comunque
giunti a conclusioni abbastanza sicure, dettate dalla papirologia e dalla
scienza filologica degli ultimi due secoli di studi. Si tratta di scienze che
evidentemente Brown non ha mai conosciuto.
a) i Vangeli più antichi e
più attestati come numero di papiri e di codici sono quelli di Matteo,
Marco, Luca e Giovanni. Risalgono a pochi decenni dalla morte di Cristo.
Abbiamo alcuni papiri che risalgono alla fine del primo secolo, in base a
criteri filologici, chimici, archeologici. Tra i più antichi possiamo ricordare:
Papiro Chester Beatty II (P. 46) risale a 10-20 anni dalla stesura
dell’originale, a trent’anni dalla morte di Cristo. Papiro Rylands (P.
52) è un frammento a 30 anni dall’originale di San Giovanni, scritto alla
fine del primo secolo. Papiro Bodmer II (P. 66), Papiro Bodmer XIV e XV (P.
75), del secondo secolo. Papiro Chester Beatty I, P 45 pure del
secondo secolo…. Ecc. Sono circa sessanta i codici risalenti ai primi quattro
secoli. I codici (copie trascritte a mano prima dell’invenzione della
stampa e conservati nelle principali biblioteche del mondo) complessivi del
Nuovo Testamento sono addirittura 5.300, un numero immenso rispetto a
tutti gli altri testi dell’antichità. Per fare un confronto, Orazio, il più
fortunato, ha solo 250 codici, Virgilio 110, Platone 11, Tacito 2! (1)
b) Esistono sì i Vangeli apocrifi (oltre ai quattro sopra
citati), alcune decine, ma sono tutti molto tardivi: scritti a
duecentocinquanta o trecento anni di distanza, e sono attestati da
pochissimi codici. Inoltre tutti questi Vangeli confermano i caratteri divini di
Cristo: molti miracoli, la risurrezione, il messaggio dell’amore…
c)
Non è stato Costantino a decidere quali Vangeli inserire nella Bibbia, ma
la Chiesa primitiva, che ha riconosciuto nei quattro Vangeli l’origine
apostolica, confermata dagli autori stessi, da San Paolo, da San Pietro, San
Giacomo e dalla comunità primitiva. I vangeli apocrifi sono stati esclusi non
perché negassero la divinità di Gesù, ma perché credevano di renderla credibile
con racconti miracolosi controproducenti (i miracoli erano spesso descritti come
magie quasi puerili) e perché aggiungevano teorie filosofiche di origine
chiaramente successiva.
d) E’ assurdo dire che nel Cristianesimo non
c’è stato nulla di originale, perché la diffusione del Cristianesimo è
dovuta proprio al fatto che il messaggio era sconvolgente ed assolutamente
originale: un Dio che si fa uomo, che si lascia crocifiggere, che perdona i
nemici, che annuncia un amore gratuito, che risorge dopo tre giorni… Era
veramente un messaggio assolutamente impensabile per la ragione umana. E’ stato
ritenuto di origine divina proprio per questa sua novità sconvolgente che non
poteva certo essere stata partorita dalla ragione umana. Quale pensatore umano
avrebbe potuto immaginare un Dio che si lascia crocifiggere? Che ama i nemici?
Che perdona i suoi crocifissori? Che risorge da morte? … Inoltre i casi citati
di altre divinità pagane (Adone, Mitra…) sono falsi storici. Come attestano
studiosi quali J. Jeremias, K. Schubert, A. Robinson, R. Schnackenburg che sono
considerati tra i massimi studiosi delle origini del cristianesimo, le divinità
citate quali Mitra, Adone, Dioniso, Khrisna non hanno niente a che vedere con la
storia, e le loro avventure non sono neanche lontanamente paragonabili alla
storia di Cristo. In un primo tempo qualche studioso, ancora agli inizi del
‘900, aveva parlato di analogie, ma un’analisi più approfondita ha evidenziato
che si trattava di divinità legate al ciclo della natura che alterna le sue
stagioni passando dal letargo dell’inverno al rifiorire della primavera, in cui
la morte e “resurrezione” non avevano niente a che vedere con un evento concreto
e storico come quello di Cristo.(2) Da notare poi che Brown dimentica,
stranamente, di citare le sue fonti! A quali storici si riferisce per fondare le
sue affermazioni? Non un nome! Evidentemente è solo un romanziere, creatore di
fantasie.
e) Ancora più incredibile è dire che Gesù è stato
divinizzato da Costantino, con un voto del Concilio di Nicea nel 325! Tutti
e quattro gli evangelisti dichiarano esplicitamente che Gesù Cristo era il
Figlio di Dio e il Cristianesimo è nato da subito come fede in Gesù vero uomo e
vero Dio. Il Concilio di Nicea ha semplicemente deciso sul problema della
Trinità, definendo che il Figlio è della stessa Sostanza del Padre. Ma si tratta
di una questione trinitaria, non cristologica. Il sabato è stato sostituito
dalla domenica ancora dal primo secolo, come attestano San Paolo e molti altri
documenti.
f) E’ falso che la Chiesa abbia impedito la
diffusione dei codici del Mar Morto, che non smentiscono affatto i Vangeli.
Anzi, il famoso Frammento 7 Q 5 probabilmente è proprio il più antico
frammento del Nuovo Testamento, risalente a prima del 70 d. C., ed è un codice
di Qumram, grotta settima.
3. Il matrimonio tra Gesù e la
Maddalena
Proseguiamo ora con un’altra assurdità storica del solito
Teabing, p. 287 ss:
“il matrimonio di Gesù e Maria Maddalena è
storicamente documentato…i Vangeli gnostici … i rotoli di Nag Hammadi e del Mar
Morto… i più antichi documenti cristiani… il Vangelo di Filippo… dice che
Maddalena era la “compagna” di Gesù… Gesù voleva che il futuro della sua Chiesa
fosse nelle mani di Maria Maddalena…La più grande opera di insabbiamento della
storia è che Gesù non soltanto era marito, ma anche padre… Maddalena era la vite
da cui è nato il frutto sacro… la discendenza reale di Gesù è la fonte della
leggenda più duratura che esista, il Santo Graal.”
Brown fa
riferimento dunque a questi Vangeli gnostici, che sono quello di
Tommaso, di Filippo, della Verità, ritrovati a Nag Hammadi e
risalenti al IV secolo dopo Cristo. Quindi si tratta di testi scritti ad
oltre trecento anni dai fatti e composti all’interno di una comunità che
intendeva raccontare la vita di Gesù per confermare le proprie teorie
filosofiche. Si tratta di scritti che vengono citati molto raramente da
tutti i Padri della Chiesa (= scrittori cristiani dei primi quattro secoli,
quali S. Clemente, S. Giustino, S. Ireneo, …), i quali invece citano circa 30
mila volte i Vangeli canonici di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Le teorie
di questi vangeli gnostici, in particolare di quello di Filippo, parlano della
dottrina valentiniana della “camera nuziale” concepita come il luogo dei
perfetti accoppiamenti delle “sizigie” emanate da Dio. Quindi alla dottrina
gnostica dell’emanazione pura e semplice si sovrappone quella della generazione
e procreazione. E’ chiaro che tutti gli studiosi hanno qualificato questi
vangeli gnostici come “mitologia” o come “scritti di parte”,
viziati da pregiudizi filosofici. Solo Brown, per quanto ne so, ha il coraggio
di qualificarli come “documenti storici”.
Quanto poi all’importanza del
“principio femminino” si deve riconoscere che i Vangeli valorizzano
continuamente Maria, la madre di Gesù e attribuiscono alle “pie donne” la grande
dignità di essere state fedeli ai piedi della croce durante la passione e le
prime testimoni della risurrezione, l’evento centrale del Cristianesimo. Non è
certo necessario dunque ricorrere al “matrimonio di Gesù con Maddalena” per
valorizzare la donna! Tanto più che questo matrimonio non è attestato da nessun
documento dei primi tre secoli.
4. Tutte le religioni sono basate su
falsificazioni
Vediamo ora il discorso conclusivo, messo in bocca ad
uno dei protagonisti, lo studioso Langdon, sulle religioni come
falsificazioni della storia: (p. 401 ss):
“Tutte le
religioni del mondo sono basate su falsificazioni. E’ la definizione
di “fede” : accettare quello che riteniamo vero ma che non siamo in grado di
dimostrare. Ogni religione descrive Dio attraverso metafore, allegorie e
deformazioni della verità, dagli antichi egizi fino agli attuali
insegnamenti di catechismo. Le metafore sono un modo per guidare la nostra mente
a spiegare l’inspiegabile.”
Oltre due secoli di esegesi
biblica alla luce di criteri filologici e storici e di scoperte relative
ai generi letterari dell’antichità ci hanno aiutato a comprendere
i testi sacri. L’interpretazione letterale è certamente ingannevole perché non
tiene conto del contesto culturale e dei generi di comunicazione dell’epoca. E’
quindi un criterio scientifico di esegesi biblica (= spiegazione del significato
inteso dall’autore) andare al di là della lettera, spiegando il significato dei
simboli, delle metafore, delle parabole ecc. Ma questo non significa
“falsificare” la storia, quanto piuttosto penetrare nel significato nascosto ad
una prima lettura. Ha dunque ragione Brown a sostenere l’importanza delle
metafore e dei simboli, ma questi non coinvolgono il nucleo storico,
l’evento fondante del Cristianesimo: l’annuncio della morte e risurrezione di
Gesù, fondamento della fede. E’ il fatto più documentato e storicamente
accreditato del Cristianesimo, che è nato appunto da quel primo annuncio. La
storicità di questo evento fondante si può dimostrare attraverso più
argomentazioni convergenti.
a) Argomentazione filologica. Gli
studiosi sono concordi nell’individuare nel Nuovo Testamento alcuni brevi brani,
alcune “gemme preziose”, che per stile linguistico, per lessico, per
struttura sintattica, risultano essere antichissime, di origine semitica (la
struttura lessicale e sintattica è ebraica e aramaica). Il primo annuncio della
risurrezione è contenuto in 1 Cor 15,1-8, e vi sono una decina di
altri testi analoghi, contenuti soprattutto nelle lettere di San Paolo (i testi
più antichi del Nuovo Testamento), risalenti al 55 – 65 dopo Cristo,
quindi a circa trent’anni dai fatti. Questi testi sono i resoconti dei testimoni
oculari, che “pensavano in ebraico” come risulta dalla sintassi e dal lessico di
queste “gemme preziose”. Questi documenti attestano che vi era nella chiesa
primitiva un formulario liturgico, ripetuto a memoria, che esprimeva la fede
delle prime comunità nella risurrezione di Cristo, come l’evento più prezioso.
b) Argomentazione storica sulla credibilità dei testimoni e sulla
consequenzialità logica degli eventi. Vi è poi tutta la contestualizzazione
storica che spiega come l’evento della risurrezione fosse inaspettato ed avesse
sconvolto i primi discepoli che non si aspettavano certo né la crocifissione, né
ancor meno la risurrezione. Rimanevano chiusi nel cenacolo, nella paura di
essere catturati. Si aggiunga che un popolo intero era stato testimone della
vita e della morte di Cristo, per cui l’annuncio della risurrezione non avrebbe
potuto reggere neppure un pomeriggio se non ci fosse stato veramente in
Gerusalemme il sepolcro vuoto e se non ci fossero state veramente le apparizioni
del Risorto. Il più grande cambiamento etico, culturale, religioso della
storia richiede dunque un evento fondante adeguato, che non può che essere
appunto la risurrezione.
c) Argomentazione dei documenti manoscritti.
Come abbiamo visto sopra, abbiamo migliaia di codici antichissimi dei
quattro Vangeli canonici, copiati a mano dagli amanuensi, sparsi in tutte le
biblioteche più antiche del mondo, che documentano questo evento miracoloso.
Raccolte di particolare importanza si trovano nel monastero del Monte
Athos, con circa 900 manoscritti, nel monastero di Santa Caterina nel
Sinai, con circa 300 manoscritti, a Roma (367 manoscritti), Parigi
(373) Atene (419), Londra (271), San Pietroburgo (233),
Gerusalemme (146), Oxford (158), Cambridge (66), Mosca
(96), Patmos (81), Firenze (79), Grottaferrata (69) e
in molte altre località con un numero minore di manoscritti. Non vedo proprio
come Brown possa parlare di “falsificazioni”. Se mai nessuno ha ragionevolmente
dubitato sull’autenticità della trasmissione dei codici dei classici, quali
Orazio o Cesare o Virgilio…molti dei quali hanno solo qualche decina di
manoscritti, alcuni solo due o tre … a ben maggior ragione nessuno dovrebbe
storicamente dubitare sull’autenticità della trasmissione dei manoscritti del
Nuovo Testamento. Tanto più che i manoscritti, ritrovati in Biblioteche di tutta
Europa, nord Africa, Asia, pur essendo varie migliaia, non presentano varianti
di grande rilevanza testuale. In altre parole il testo mantiene sempre la sua
integrità sostanziale e il suo messaggio inequivocabile.
La ricerca
filologica di critica testuale ci rafforza dunque nella convinzione che ci
troviamo di fronte al testo di gran lunga più documentato, quanto a numero e
antichità dei manoscritti, nella storia. Il testo attuale che leggiamo nelle
nostre edizioni dei Vangeli è stato tradotto dall’originale greco, secondo il
cosiddetto “testo standard”, ed. Nestle Aland, 1984. Questo testo è stato
definito sotto la responsabilità di un gruppo di filologi delle più importanti
scuole filologiche del mondo: K Aland (Münster), M Black (St Andrews), C. M.
Martini (Roma), B. M. Metzger (Princeton), A. Wikgren (Chicago).
Si
tratta infatti di un’edizione che ha confrontato e soppesato non solo i più di
cinquemila codici a disposizione, ma anche tutto il materiale delle
versioni antiche (latine, siriache, copte, armene, georgiane, gotiche,
slave, etiopiche…) e delle citazioni dei Padri della Chiesa. Leggiamo la
presentazione del cardinal C. M. Martini al lavoro di K. e B. Aland, sintesi di
tutta la loro vita di ricerca filologica: “Il viaggio … approda … nel cuore
della parola biblica riscoperta nella sua purezza. E’ una vera e propria
avventura scientifica condotta col sussidio di un’immensa e puntuale
documentazione. E la scoperta fondamentale è sempre quella sorprendente di un
testo che, nonostante il fluire dei secoli e le molteplici trascrizioni, si è
conservato fedelmente, permettendo così agli studiosi e ai traduttori di farlo
risuonare, intatto nelle nostre comunità e per i singoli lettori, credenti e no”
(3)
In conclusione dobbiamo riconoscere che le frasi affrettate di
Brown sono degne solo di un thriller scritto per guadagnare soldi, e come tali
vanno recepite. Sono il parto di una fantasia finalizzata al profitto ed al
successo, che non ha niente a che vedere con la competenza e la documentazione
storica degli studiosi che abbiamo appena visto e che giunge a conclusioni
chiaramente antitetiche a quelle di Brown. Sappiamo poi che non appena un autore
critica il cristianesimo, la chiesa, la storicità dei vangeli,… aggiunge poi un
mix di complotti, occultismi, riferimenti a società segrete, alla leggenda del
Santo Graal, alle orge sessuali collettive…. viene subito osannato ed incensato
dalla critica laicista imperante… le recensioni benevole si moltiplicano…le case
editrici, con i loro canali pubblicitari ci convincono che si tratti di una
lettura emozionante… ed il successo economico è assicurato!
5.
Osservazioni storiche su fatti e personaggi
Uno dei motivi del
successo del Codice è certamente costituito dalla lunga serie di
riferimenti culturali, artistici, storici, teologici che costellano la
narrazione, fino a diventare addirittura gli assi portanti del racconto. Non si
tratta di un thriller qualsiasi, ma di un intreccio sapientemente dosato
di storia dell’arte, esoterismi, leggende spacciate per documentate novità
storiche e teologiche addirittura. Così il lettore si trova immerso in un mondo
nuovo, in cui il Cristianesimo viene demolito e sostituito con il culto della
Dea Madre, del Sacro Femminino, con un Cristo marito della Maddalena ecc. In
quest’opera di fantasia vengono citati numerosi fatti ed eventi che richiedono
una spiegazione, dal momento che possono avere un qualche fondamento.
Il “Codice da Vinci” = l’uomo vitruviano
Nel suo libro
sull’architettura, Vitruvio (I sec.) scrive che le misure del corpo umano sono
distribuite dalla natura secondo proporzioni matematiche. Ad esempio la
lunghezza delle braccia di un uomo è pari alla sua altezza. Il disegno di
Leonardo dell’Uomo vitruviano era un’illustrazione per un libro sulle
opere dell’architetto. E’ l’opera preferita da Sophie Neveu, e la posa assunta
da suo nonno, Jacques Saunière, prima di morire. Da qui partiranno gli indizi
per l’inseguimento del segreto.
L’Ultima Cena
Da alcuni storici
dell’arte è considerato il dipinto più importante del mondo. Dan Brown evidenzia
alcuni significati simbolici attraverso Teabing, che rivela a Sophie che
Leonardo ha codificato nel suo dipinto un grande segreto. Il dipinto murale fu
realizzato tra il 1495 e il 1497. La Cena rappresenta il momento in cui Gesù ha
appena annunciato ai suoi che uno Lo tradirà. Secondo Brown la figura a destra
di Cristo (a sinistra per chi guarda) è una figura femminile. Rappresenterebbe
Maria Maddalena e sarebbe reclinata indietro in modo da formare con Cristo una
V, che sarebbe la lettera che simboleggia il Sacro Femminino.
Monna Lisa
E’ il dipinto più conosciuto e famoso al
mondo, si trova al Louvre e fa la sua comparsa nel thriller quando Sophie e
Langton vi sono condotti dagli indizi lasciati da Saunière. Probabilmente è un
ritratto della moglie di Francesco del Giocondo che l’aveva commissionato a
Leonardo nel 1503-06. Secondo l’autore rappresenterebbe un volto asessuato o
forse fedele immagine speculare del viso di Leonardo che sarebbe stato un
sostenitore del principio femminile: “pensava che un’anima umana non potesse
essere illuminata a meno che non possedesse insieme elementi maschili e
femminili”. Monna Lisa non sarebbe “né maschio né femmina, conterrebbe un
sottile messaggio di androginia, una fusione dei due sessi” (p. 144-45).
Lo gnomone di Saint Sulpice
E’ la meridiana della
chiesa parigina di Saint Sulpice, in cui è nascosta la chiave di volta che cerca
il killer Silas. Lo gnomone fu costruito nel 1737, per stabilire la data degli
equinozi, in modo da poter calcolare ogni anno la caduta della Pasqua. E’ una
striscia di ottone che corre da nord a sud, sul pavimento del transetto della
chiesa. I raggi del sole al solstizio d’inverno, il 21 dicembre, arrivano ad un
punto particolare. Ma tutto venne distrutto con la rivoluzione francese.
Vangeli apocrifi gnostici
La gnosi si diffuse a
partire dal secondo secolo e fu combattuta dagli scrittori cristiani, per cui
noi potevamo conoscere lo gnosticismo solo attraverso le critiche. Solo nel
1945, in Egitto, a Nag Hammadi sono stati scoperti alcuni vangeli apocrifi
gnostici: quello di Tommaso, di Filippo e della Verità. Risalgono al quarto
secolo. Qui è contenuto il racconto della relazione tra Gesù e Maddalena (il
testo parla di Maddalena come “compagna” di Gesù, di “baci sulla bocca”
frequenti e di una gelosia degli apostoli nei confronti di Maddalena che sembra
essere privilegiata rispetto a loro. Non parla però di una discendenza derivante
dall’unione di Gesù e Maddalena).
Il Priorato di Sion
Il Priorato di Sion è una società segreta fondata nel 1099 a Gerusalemme dai
Crociati. Questa società è alla base della trama dell’intero Codice da Vinci.
Infatti l’assassinio di Jacques Saunière che inizia il thriller intende colpire
proprio il Gran Maestro di questo Priorato che aveva vantato tra i propri adepti
e Gran Maestri addirittura Leonardo, Botticelli, Newton, Hugo, Jean Cocteau… da
ultimo proprio Jacques Saunière. Questo Priorato operò in sintonia con i
Templari, ma poi se ne staccò e proseguì con i Rosacrociani. Secondo una teoria
di alcuni storici inglesi, ovviamente non documentata, lo scopo del Priorato
consisterebbe nel salvaguardare lungo la storia la dinastia dei discendenti di
Gesù e Maddalena. Il Priorato di Sion praticava il culto di Maria Maddalena.
Lo Hieros Gamos
E’ il rituale sessuale sacro che ha indotto Sophie a rompere i contatti con
il nonno Jacques Saunière per dieci anni, dopo averlo spiato mentre partecipava
a tale cerimonia, osservato da un gruppo di adepti. L’espressione è greca ed
indica “matrimonio sacro”. Riprende gli antichi culti della fertilità. Aveva lo
scopo di far conseguire all’uomo la gnosis, ossia la conoscenza diretta del
divino, attraverso l’unione sessuale ritualizzata con una donna riconosciuta
come sacerdotessa. Alla base vi è la teoria dell’incompletezza dell’uomo che può
raggiungere la divinità solo nell’unione con la donna, sia spiritualmente che
fisicamente. Secondo gli eretici medievali un simbolo di questa unione era
felicemente espresso nella rosa, che propriamente era considerata la
rappresentazione dei genitali femminili.
Maria Maddalena
Ha un ruolo fondamentale nel Codice. Nel libro del Santo Graal
(di M. Baigent. H. Lincoln, R. Leigh) viene avanzata l’ipotesi che Maria
Maddalena fosse la moglie di Cristo e la madre della sua progenie, in
particolare di una bambina di nome Sara, che perpetuerebbe un’intera dinastia
della linea di Davide. Questa dinastia sarebbe continuata fino a diventare
quella dei Merovingi, re di Francia, per poi occulatarsi sotto la protezione di
una società segreta, il Priorato di Sion. Brown dà per scontato che Cristo si
fosse sposato, dal momento che era la prassi di ogni ebreo. Nell’epoca moderna
si è anche diffusa l’idea di Maddalena come incarnazione del Femminino Sacro, lo
spirito della Dea Madre.
Il Santo Graal
Lo scopo
finale del libro di Brown è la scoperta di che cosa sia veramente il Santo
Graal. Veniva generalmente descritto, nelle varie versioni leggendarie, come
un calice che conteneva il sangue di Cristo. Ma vi erano anche altre
rappresentazioni: un piatto d’argento, una pietra caduta dal cielo, una spada,
una lancia… Sarebbe stato portato in Bretagna da Giuseppe d’Arimatea. I primi
romanzi cavallereschi sul Santo Graal furono scritto nel XII – XIII secolo,
nello stesso periodo in cui diventano importanti i cavalieri Templari in Europa.
Brown fa propria l’idea che il Santo Graal sia una metafora della discendenza di
Cristo e Maddalena. Si tratta di un’idea molto recente!
6. Le
calunnie contro il Cattolicesimo e l’Opus Dei
Il thriller presenta, a
partire dalle prime pagine, una chiara impostazione aggressiva nei confronti del
Cattolicesimo lungo la storia, della Chiesa come gerarchia, e
soprattutto della “Prelatura dell’Opus Dei”. Le critiche al
cattolicesimo sono state già esposte nei punti precedenti 1, 2 e 3; riguardano
la storicità dei Vangeli e la presunta manipolazione operata dalla Chiesa sugli
apocrifi e sul ruolo direttivo che Gesù avrebbe affidato a Maddalena.
Un
particolare approfondimento merita invece il discorso pesantissimo sull’Opus Dei
che viene così presentata a partire dalle prime pagine:
“La prelatura
del Vaticano, nota come Opus Dei è un’associazione cattolica la cui profonda
devozione è stata oggetto di interesse dai media dopo i rapporti di lavaggio del
cervello, di coercizione e di una pericolosa pratica chiamata ‘mortificazione
corporale’ (p. 9) …. Tutti i veri seguaci della Via (= Opus Dei) portano il
cilicio legato alla coscia, … una fascia di cuoio irta di uncini metallici che
incidevano profondamente la pelle come continuo memento delle sofferenze di
Cristo. Il dolore causato dagli uncini aiutava anche a vincere i desideri della
carne. (p. 23)…(il killer Silas, membro dell’Opus) poi afferrata una
grossa corda si sferzò con violenza la schiena, in modo da sentire i nodi
ferirgli la pelle… ‘castigo corpus meum’ . E infine sentì scorrere il
sangue…. In una non meglio precisata “università del Midwest americano è
stata scoperta la somministrazione di mescalina agli aspiranti membri
dell’Opera, per portarli ad uno stato euforico che doveva essere interpretato
come un’esperienza estatica religiosa”, (p. 43). Anche la misoginia viene
presentata come un luogo comune dell’Opus, “le donne erano sottoposte a
ulteriori richieste di mortificazione personale, come punizione per il peccato
originale. Pareva che il boccone del frutto della conoscenza assaggiato da Eva
fosse un debito che le donne dovevano espiare per l’eternità” (p. 58).
Ma che cos’è allora veramente l’Opus Dei? E’
un’istituzione della Chiesa Cattolica, fondata in Spagna il 2 ottobre del 1928
da Mons. Josemaría Escrivá, canonizzato solennemente nel 2002. L’Opus Dei conta
circa 80 mila membri nel mondo ed è diffusa in più di 60 paesi. E’ stata eretta
da Giovanni Paolo II come “Prelatura personale” nel 1982. Uno dei testi
fondamentali per comprendere il carisma dell’Opera è Cammino. Si tratta
di un testo di elevata spiritualità che riassume lo spirito dell’Opus Dei,
arricchito anche con un ampio ventaglio di consigli pratici per le varie
circostanze della vita quotidiana.
Il messaggio centrale dell’Opera è che
tutti i cristiani, in virtù del battesimo, sono chiamati alla santità e
all’esercizio dell’apostolato attraverso il proprio lavoro e tutte le attività
ordinarie. Per questo alcuni teologi hanno individuato nella spiritualità del
lavoro e del laicato l’asse portante della teologia di Mons. Escrivà. In
questo il fondatore aveva anticipato la teologia del Concilio Vaticano II che
proclama l’universale vocazione alla santità (Lumen Gentium, cap. III),
per cui anche i fedeli impegnati nel mondo possono raggiungere la santità.
Quindi anche i laici, nella loro vita matrimoniale e nella loro professione sono
chiamati a raggiungere la santità, perché il Regno di Dio non è “monopolio” del
clero e della gerarchia ecclesiastica, ma si estende ad ogni realtà
autenticamente umana, nel rispetto dell’autonomia legittima dei diversi ambiti
terreni.
Il Concilio Vaticano II (1962-65) confermerà questa
intuizione di san Josemaría, superando la concezione clericale che relegava il
laicato ad un ruolo subalterno e per certi aspetti quasi estraneo
all’evangelizzazione ed al Regno di Dio. La Chiesa viene infatti proclamata dal
Concilio come popolo di Dio in cammino verso il Regno, che viene
realizzato nella storia attraverso la vita familiare (il matrimonio è un
sacramento!), l’impegno politico, economico, culturale, sociale … elevati alla
dignità di vie ordinarie verso la santità.
E allora il killer Silas,
membro dell’Opus Dei, monaco (ma all’Opus Dei non possono appartenere religiosi,
ma solo laici o sacerdoti secolari) e assassino è una patetica e squallida
invenzione; il lavaggio del cervello, la coercizione pure fantasticherie. La
mescalina non può circolare in una Istituzione della Chiesa. La posizione delle
donne nell’Opus Dei è di assoluta parità con li uomini (basta leggere “Colloqui
con mons. Escrivá, Ed. Ares, Milano 2003, “La donna nella vita sociale e nella
Chiesa”). E la sanguinolenta mortificazione corporale non ha nulla a che fare
con il normale spirito di mortificazione e di penitenza di comuni cristiani che
aspirano a essere santi.
7. Valutazione conclusiva
Giunti
alla fine del percorso critico, possiamo anche osservare con distacco, in uno
sguardo complessivo, il testo di Brown. Alla fine del discorso, non dobbiamo
dimenticare che si tratta di un “romanzo” con tutte le caratteristiche di questo
genere letterario, il cui primo requisito è la fantasia e l’invenzione. Possiamo
allora leggere con divertimento la sequenza dinamica ed avvincente di questo
thriller di successo, senza mai dimenticare le parole in esergo:
“questo libro è un’opera di fantasia.” E se questo libro ci ha suscitato
delle domande sui fondamenti della nostra fede e ci ha stimolato a rivisitare la
storicità dei Vangeli, della vita di Gesù… se ci ha invitato ad interessarci dei
Vangeli apocrifi, per confrontarli con quelli autentici e farci scoprire così
l’abisso tra la sobrietà storica di questi ultimi e la nebulosa evanescenza ed
infodatezza degli apocrifi… allora possiamo concludere che il Codice da Vinci è
diventato addirittura un’occasione per recuperare la solidità storica del nostro
patrimonio cristiano che da due millenni ha riempito il cuore e l’anima di
milioni di persone.
Così l’odio ed il risentimento anticattolico dell’autore
si trasforma da parte nostra in una rinnovata e consapevole riappropriazione di
quell’amore e di quella speranza che Cristo ci ha affidato come il tesoro più
prezioso.
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