Diritto -
dovere alla felicità .
di Pippo
Panascì
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Alcuni princìpi non hanno tempo. Essi si
collocano in una sorta di concetti astratti, e per ciò
Universali : bellezza, bontà, verità, felicità, virtù,
tolleranza, giustizia, fratellanza, uguaglianza, libertà; tutti peculiari al
nostro essere.
E’ mio desiderio “ordinare” e possibilmente
sviluppare alcune osservazioni sulla felicità. Felicità intesa come essenza che porta l’ uomo ad una continua ricerca di
benessere.
Sulla felicità si è scritto tantissimo. Molti autori
si sono sbizzariti su questo tema.
Alcuni danno anche la ricetta di come essere felici.
Ma loro sono stati felici?
Sui significati di felicità, il lessico è ricco di
sinonimi, il cui significato non sempre coincide nelle diverse epoche: fortuna, piacere, appagamento,
godimento, soddisfazione, contentezza, gioia, abbondanza, prosperità, benessere.
La felicità non ha un limite. Non è quantificabile. Possiamo solamente
sperimentare come essere più felici . La felicità è una figura simbolico–culturale, che essendo, appunto, indefinibile, diventa “esercizio di ricerca, squisitamente,
individuale”.
Il significato di felicità potrebbe oscillare tra uno stato forte di
piacere-contentezza, ma temporaneo
ed uno stato di piacere stabile, relativamente lungo? Assolutamente no!
La felicità :
- non esiste come "cosa" perché non si può
indicare, visualizzare e toccare;
- sembrerebbe esistere come "stato" variegato e molteplice
(una situazione può essere felicitante
per me e non esserla per un
altro).
Come già detto, la felicità è essenzialmente una
figura
“simbolico–culturale”;
è per
questo che se ci viene chiesto: sei felice?
tendiamo a rispondere non in modo
immediato quanto a schemi e categorie
precostituite;
La felicità
puo’ essere: collettiva e individuale.
La
felicità collettiva
Non possiamo, essere estranei alle sofferenze di una
parte dell’ umanità.
Dinanzi al dolore umano, alla sofferenza dei popoli,
non possiamo sospendere ogni giudizio.
Non faccio riferimento alle principali fonti di
ricchezza e benessere (oro, petrolio, ecc.), ma a quelle essenziali per la
sopravvivenza:
- a)
l’acqua, per la quale già oggi si rischiano conflitti;
- b) i
medicinali e l’ accesso a cure più avanzate.
Occorrerebbe quindi un principio che tuteli il
diritto all’ acqua e alla salute;
diritto
che per molti popoli è identico alla
felicità.
Ci sono delle risorse che non possono essere
mercanteggiate come le altre, ma solo globalizzate. Rese fruibili a tutti.
La
felicità individuale
Se la disponibilità di mezzi accresce la sensazione
di soddisfazione nell'uomo,
è veramente tale agiatezza a renderlo felice ?
Certamente NO !
La
felicità quindi il benessere derivano da una soddisfazione più intima,
più profonda:
sentirsi libero.
Libertà intesa come sentirsi affrancato dalla
necessità che essere uomo comporta.
Le necessità primarie: nutrirsi, vestirsi, avere una
casa ecc.. sono appagamento di bisogni essenziali.
- L'
uomo è in continua ricerca: che ha
come scopo degli obiettivi personali come ad esempio migliorare se stesso, la
propria condizione, le proprie motivazioni.
A mio
avviso, la felicità è, la gioia, il
benessere, la soddisfazione che possiamo derivare da noi stessi, dai nostri
comportamenti. La gioia è una sensazione interiore che emerge da un
confronto interno a ciascuno di noi..
Quindi,
la gioia è quella tacita
approvazione per il proprio comportamento,
(quando non è guidata dalle strategie del successo;
da una gara in cui conta essere arrivati primi).
Soltanto l’accrescimento interiore può aiutarci a
raggiungere l’ autoeducazione
(squisitamente individuale) e
sperimentare come essere più felici.
Annullando l’egoismo, si può costituire uno stimolo
potentissimo a realizzare il bene altrui, sullo stesso metro che si
desidererebbe per se ( fa agli altri tutto il bene che vorresti che gli altri
facessero a te ).